Secondo le stime della Coldiretti Marche, nonostante la minaccia- maltempo, quest’anno la produzione che potrebbe aggirarsi intorno ai 5,8 milioni di quintali
Sono scattate nelle Marche le prime operazioni di trebbiatura del grano e i segnali sono positivi, con un leggero incremento produttivo e una buona qualita’, nonostante i timori legati agli effetti del maltempo delle scorse settimane. Ad affermarlo e’ la Coldiretti Marche sulla base delle prime indicazioni venute dalle imprese. Per avere un quadro piu’ completo bisognera’ attendere il grosso della raccolta che partira’ all’inizio della prossima settimana e vedra’ gli agricoltori impegnati su circa 140 mila ettari coltivati tra grano duro (superfici sono in aumento rispetto al 2014) e grano tenero (in leggero calo quanto a campi seminati). Il tutto per una produzione che potrebbe aggirarsi intorno ai 5,8 milioni di quintali, secondo le prime stime. Le Marche, sottolinea Coldiretti, sono la terza regione italiana per produzione di grano duro, dopo Puglia e Sicilia. Il problema resta la bassa remunerazione del prodotto, legato alla volatilita’ delle quotazioni. Basta fare l’esempio del pane. Oggi un chilo di grano tenero e’ venduto a circa 21 centesimi mentre il pane e’ acquistato dai cittadini a valori che da Ancona ad Ascoli Piceno variano da una media di 3,69 euro al chilo a 2,83 euro al chilo, secondo un’analisi Coldiretti su dati Osservatorio Prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico. Se si considera che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano (dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua), e’ evidente come le due quotazioni siano completamente slegate. “C’e’ sicuramente un margine da recuperare per garantire un giusto compenso agli agricoltori, senza pesare sui cittadini che sono costretti a ridurre gli acquisti, ed evitare la scomparsa delle coltivazioni di grano nostrane – sottolinea Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti Marche -. Ma, considerata anche la crescita degli acquisti del pane confezionato, occorre pure garantire una maggiore trasparenza di filiera a partire dall’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano impiegato ed evitare che venga spacciato come italiano quello importato da Turchia, Kazakistan o altri Paesi”.
