AIDS: nel sistema nervoso due nuovi bersagli per curarlo

Lo ha scoperto un team di ricercatori dell’Ospedale San Raffaele di Milano e dell’Universita’ Vita-Salute San Raffaele

Nel sistema nervoso centrale ci sono due nuovi potenziali ‘bersagli’ per combattere l’infezione da HIV. Lo ha scoperto un team di ricercatori dell’Ospedale San Raffaele di Milano e dell’Universita’ Vita-Salute San Raffaele, con uno studio appena pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science. Il virus HIV, che causa l’AIDS, infetta i linfociti T e altre cellule del sistema immunitario umano, tra cui i macrofagi. Questi ultimi, a differenza dei linfociti, “non muoiono in seguito all’infezione – spiegano i ricercatori – e sono i principali responsabili della sua propagazione verso il cervello”. Con il loro studio gli scienziati hanno pero’ scoperto “due elementi chiave per controllare l’accumulo e il rilascio del virus dai macrofagi infettati senza causare la morte delle cellule. Studiando la molecola Atp, principale fonte di energia in ogni singola cellula ma anche importante ‘segnale di pericolo’ quando viene rilasciata fuori dalla cellula, e’ stato possibile dimostrare che questa molecola induce il rapido rilascio dell’HIV dai macrofagi infettati”. Lo studio ha inoltre descritto come un farmaco antidepressivo, l’imipramina, e’ in grado di bloccare il rilascio di virus indotto dall’Atp. Questi due elementi, spiega Francesca Graziano, prima autrice dello studio e ricercatrice dell’Unita’ di Immunopatogenesi dell’AIDS al San Raffaele, “rappresentano due potenziali bersagli farmacologici che potrebbero giocare un ruolo chiave per eliminare l’infezione dei macrofagi, cellule particolarmente importanti per l’infezione da HIV del sistema nervoso centrale, ma anche in altri organi e tessuti”. Complessivamente, conclude Guido Poli, direttore dell’Immunopatogenesi dell’AIDS, “lo studio ambisce a contribuire al grande sforzo internazionale di identificare strategie per giungere a una ‘cura funzionale’ per l’infezione da HIV, ovvero a ridurre il numero di cellule infettate sotto la soglia alla quale c’e’ una ripresa della malattia e la trasmissione del virus ad altri individui”.