Fiumi di denaro dai paesi sviluppati all’industria del carbone, il piu’ inquinante dei combustibili fossili. È quanto denuncia l’ultimo rapporto del WWF Internazionale, per sottolineare l’importanza dei due prossimi appuntamenti internazionali per la tutela dell’ambiente. Il primo si tiene oggi e domani, e riunira’ i 34 paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), con i Paesi dell’Unione Europea, mentre il 7 e l’8 giugno, in Germania si riuniranno i Capi di Stato e di Governo del G7. Per garantire il loro impegno sul cambiamento climatico, spiega Samantha Smith, Leader della Iniziativa Globale su Clima ed Energia del WWF, i governi devono cogliere queste opportunita’ politiche e smettere di sostenere l’industria del carbone all’estero. Per l’UE – i cui membri costituiscono i due terzi degli stati OCSE – la sfida e’ doppia: superare la divisione interna sullo smantellamento degli impianti a carbone, con l’obiettivo di assumere un ruolo guida sul clima nei colloqui OCSE in corso, prima della COP 21 di Parigi che iniziera’ il prossimo 30 novembre.
L’ultimo rapporto diffuso dal WWF dal titolo “sotto il tappeto: cosi’ i Governi e le Istituzioni internazionali nascondono miliardi a sostegno dell’industria del carbone” denuncia che tra il 2007 e il 2014 la finanza pubblica internazionale che investe in carbone e’ responsabile di livelli di inquinamento di gas a effetto serra pari a quasi mezzo miliardo di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Il rapporto smentisce invece l’affermazione che il finanziamento alle esportazioni di carbone e’ necessario per combattere la poverta’ energetica nei paesi in via di sviluppo, dimostrando che i crediti per l’esportazione del carbone non sono andati ai paesi a basso reddito, ma addirittura un quarto del totale e’ andato ai Paesi ad alto reddito. Secondo il report, negli ultimi sette anni i governi dei paesi sviluppati hanno investito 73 miliardi di dollari di denaro pubblico nel settore del carbone: il Giappone e’ in testa, con oltre 20 miliardi, mentre nel club OCSE, – le cui ufficiali Agenzie di Credito all’Esportazione forniscono quasi la meta’ dei finanziamenti internazionali- troviamo Corea e Germania. Il resto degli investimenti pubblici proviene da istituzioni di finanza pubblica di Cina e Russia (23%), e da Banche Multilaterali di Sviluppo (22%). Samantha Smith, Leader della Iniziativa Globale su Clima ed Energia del WWF, spiega che “molti governi dei Paesi sviluppati che sostengono ambiziose azioni per il clima, finanziano contemporaneamente l’industria del carbone all’estero. Non possono fare entrambe le cose ed essere credibili. Per le nazioni ricche e’ tempo di investire i loro soldi in soluzioni, come le energie rinnovabili, piuttosto che utilizzare il denaro dei contribuenti per alimentare il cambiamento climatico”.
Per la responsabile Clima ed Energia del WWF Italia Mariagrazia Midulla “la COP 21 di Parigi e’ dietro l’angolo. Per i paesi europei e per le istituzioni che governano l’UE e’ giunto il momento di porre fine ai rinvii e dare un segnale chiaro di autorevolezza mondiale. L’impegno sul clima e quello a eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili devono immediatamente portare l’UE a chiedere all’OCSE la fine dei crediti all’esportazione per il carbone. Nel contesto OCSE e in quello G7, l’Italia ha l’occasione di giocare un ruolo di primo piano e di visione, assumendo una posizione chiara ed esercitando pressioni sugli altri paesi affinche’ abbandonino gli investimenti al carbone e puntino finalmente in modo convinto su fonti rinnovabili ed efficienza energetica”.
