Le parole di Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, sulle collisioni da record del Cern di Ginevra
”Ormai siamo sbarcati su un nuovo pianeta e adesso dobbiamo esplorarlo”: per il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni, e’ questa la scommessa che si apre con il ritorno in attivita’ dell’acceleratore piu’ grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra. Comincia una nuova fase della fisica che vede l’Italia fra i protagonisti: ”Siamo in prima linea – ha aggiunto – e in grande forma nel cominciare ad esplorare questo mondo sconosciuto”, con circa 700 ricercatori coordinati dall’Infn e due italiani alla guida di due dei grandi esperimenti di Lhc: Tiziano Camporesi (che dipende da Cern), che e’ alla guida del Cms, e Paolo Giubellino, che coordina Alice.
”Abbiamo anche un direttore generale”, ha aggiunto Ferroni riferendosi a Fabiola Gianotti, direttore designato del Cern che entrera’ in carica a fine anno. L’Italia ha percio’ tutte le carte in regola per inoltrarsi nel terreno inesplorato della nuova fisica. ”E’ un nuovo pianeta, nel quale sappiamo che esistono abitanti sconosciuti, anche se non abbiamo la piu’ pallida idea di come siano fatti. Certamente abbiamo molti dubbi che possano essere come li abbiamo immaginati, perche’ in questo caso avremmo dovuto trovarli prima”. Insomma, se il primo periodo di attivita’ dell’Lhc, dal 2009 al 2012, ha reso i fisici ”piu’ scettici sugli oggetti che potrebbero incontrare”, dall’altro li ha resi anche ”piu’ aperti alle novita”’. Ed e’ con questo stato d’animo che ci si prepara a studiare le particelle sconosciute che potranno essere prodotte dagli esperimenti di questa seconda fase di attivita’ dell’acceleratore, in programma per i prossimi tre anni. ”E’ anche possibile – ha aggiunto Ferroni – che ci troviamo in un deserto privo di vita: non possiamo escluderlo”. Di sicuro, ha aggiunto, ”all’energia record di 13 TeV la capacita’ di fare delle scoperte aumenta molto: comincia un periodo davvero emozionante, nel quale se qualcosa c’e’ potremo vederlo e se non c’e’, cambieremo il modo di cercare. Saranno tre anni di frontiera, in una ‘terra incognita”’. Avremo, ha concluso Ferroni, ”la possibilita’ di leggere libri scritti in una lingua che adesso ci e’ sconosciuta e che non riusciamo a decifrare. I dati che d’ora in poi arriveranno dall’Lhc ci aiuteranno a leggerli, come una sorta di stele di Rosetta”.