Negli ultimi giorni sono state osservate decine di trombe marine e piccoli tornado fra le coste del mar Nero, l’Ucraina e la Russia meridionale
L’intensa ondata di maltempo che da giorni sta colpendo le coste della Russia meridionale e l’Ucraina centro-orientale, con forti rovesci e temporali, localmente anche violenti, è stata accompagnata anche da una miriade di fenomeni vorticosi che in questi ultimi giorni hanno interessato le coste del mar Nero e la terra ferma. La rotazione delle nuvole temporalesche, indotta proprio dal cosiddetto “forcing” dinamico (massimi di vorticità positiva nella media e alta troposfera) creato dalla stessa circolazione depressionaria isolatasi in quota in prossimità dell’Ucraina sud-orientale, hanno creato le situazioni ideali per il verificarsi di tale fenomenologia.
Una coppia di trombe marine osservate ieri lungo le coste del mar Nero
Molti di questi si sono formati in mare, come le tante trombe marine, note anche con il termine “Waterspouts”, sfilate lo scorso giovedì davanti il litorale della città di Sochi. Fortunatamente queste trombe marine, molte delle quali non sono riuscite nemmeno a svilupparsi, mantenendosi a una distanza di sicurezza dalla costa, non hanno creato alcun tipo di problema. Solo in un caso, nell’Oblast’ di Dnepropetrovsk, nell’est dell’Ucraina, lo sviluppo di una “supercella temporalesca” di tipo LP ha sfornato un tornado (di chiara origine mesociclonica) che è sfilato in aperta campagna, danneggiando alcune abitazioni rurali. Il tornado, probabilmente un F-1 sulla scala Fujita, poco dopo aver toccato il suolo ha sradicato diversi alberi, prima di dissiparsi in aperta campagna, transitando (fortunatamente) a debita distanza dalla città di Dnepropetrovsk, evitando così di cagionare danni ben più ingenti e feriti fra la popolazione. Ma a parte questo tornado fino ad ora nessun fenomeno vorticoso, fra quelli osservati, ha interessato direttamente le aree urbane. Inoltre occorre ricordare che lungo le coste del mar Nero i fenomeni vorticosi, nel pieno della stagione estiva, sono molto comuni.
Il tornado osservato ieri nell’Oblast’ di Dnepropetrovsk
Come su buona parte del continente europeo, i fenomeni vorticosi sono tutt’altro che rari, specialmente durante i mesi più caldi dell’anno, Luglio e Agosto. Fra Russia e Ucraina, visto la particolare geomorfologia di un territorio privo di importanti catene montuose degne di nota, quasi ogni anno è possibile osservare il passaggio di fenomeni vorticosi di debole e media intensità, F-0 F-1 F-2 sulla scala Fujita. Un po’ più rari sono gli eventi sopra i F-3 Fujita, solitamente se ne osservano in media uno all’anno e nella maggior parte dei casi colpiscono aree di campagna, boschi o campi coltivati, senza cagionare grossi danni a cose o a persone. Gran parte di questi fenomeni vorticosi si associando a sistemi temporaleschi “mesociclonici” che nascono ed evolvono sopra gli immensi bassopiani dell’Europa orientale. Fra la tarda primavera e la stagione estiva gran parte delle pianure e dei bassopiani dell’Europa centrale e orientale, dalla Francia alla Russia europea e Ucraina, diventano terreno fertile per lo sviluppo di maestosi sistemi temporaleschi mesociclonici capaci di dare origini a fenomeni davvero estremi, con forti grandinate e in rare occasioni persino a tornado di grosse dimensioni che possono cagionare danni veramente ingenti.
Difatti, proprio in questo periodo dell’anno, nel pieno della stagione calda nei climi continentali, i terreni, soprattutto lungo le immense pianure dell’est Europa, fra Polonia, Ucraina e Russia europea, tendono sempre più a scaldarsi durante le ore centrali del giorno, immettendo nell’atmosfera una maggiore quantità di calore (specie negli strati d’aria prossimi al suolo) che tende a far salire i termometri oltre la soglia dei +28°C +30°C. Questo maggior apporto di calore, indotto dalla graduale intensificazione dell’insolazione diurna che surriscalda per bene i terreni, in stabilizzando la colonna d’aria sovrastante, per l’inasprimento del “gradiente termico verticale” (fra l’aria sempre più mite nei bassi strati e l’aria fredda che scorre alle quote superiori della troposfera), alimenta pure lo sviluppo dei moti convettivi (correnti ascensionali che dal suolo tendono a propagarsi verso la media e alta troposfera) che spesso vengono identificati nella genesi di addensamenti cumuliformi, piuttosto sviluppati in altezza, nelle ore centrali del giorno, specie se in presenza di importanti “gradienti termici verticali”, che vengono poi inaspriti dall’isolamento nei bassi strati, in prossimità del suolo, di un “cuscino d’aria calda e umida” (come avviene in estate sulla pianura Padana dove lo strato caldo umido preesistente al suolo rappresenta il carburante che mette in moto i temibili temporali padani).
D’estate, molto spesso, basta l’affondo di leggere infiltrazioni di aria più fredda dalle latitudini scandinave o dalla Russia occidentale, sopra gli “arroventati” bassopiani polacchi, russi e ucraini, per innescare intensi temporali “termoconvettivi”, caratterizzati da una vivace attività elettrica e forti colpi di vento (“downbursts”), che scoppiano improvvisamente, fra il pomeriggio e la prima serata, generando rovesci e intense piogge che si esauriscono rapidamente dalla serata/notte. Quando poi scivolano dei vecchi “CUT-OFF” o delle gocce fredde, colme di aria molto fredda d’origine polare o sub-polare nella media troposfera (con isoterme di -30°C a 500 hpa), l’instabilità, inasprita dai forti “gradienti termici verticali”, può divenire veramente molto marcata, dando origine a forti temporali, con imponenti l’innesco di “Cellule temporalesche” e sistemi a “Multicella” che in particolari condizioni di “Shear” del vento alle varie quote e in presenza di marcate avvezioni di vorticità positiva nella media troposfera possono degenerare in vere e proprie “supercelle” che apportano forti rovesci di pioggia, capaci di durare per diverse ore, e alle volte pure grandinate con intensa attività elettrica.
La maggior parte delle “supercelle temporalesche” che nascono sopra le vaste pianure e i bassopiani dell’Europa centro-orientale, dalla Germania fino alle pianure Sarmatiche e a quelle dell’Ucraina, in genere, prendono corpo solo in presenza di un forte “Wind Shear verticale” che su queste aree si ottiene prevalentemente quando nei bassi strati i venti si dispongono da SE e S-SE, mentre a 850 hpa ruotano più da S-SO e SO, assumendo una spiccata componente occidentale attorno i 500 hpa (5200 metri). Nella maggior parte dei casi le grandi “supercelle temporalesche” che si sviluppano sopra le pianure dell’Europa orientale prendono forma e si strutturano da un’iniziale “Cluster”, e più raramente da una “Cella temporalesca” singola ben sviluppata e alimentata da aria molto calda e umida che tende ad ascendere bruscamente verso l’alto, alimentando potenti “updrafts” pronti a rinvigorire l’ammasso temporalesco.
Spesso le “supercelle” vengono erroneamente confuse con complesse “multicelle” o “Cluster temporaleschi” piuttosto sviluppati. In realtà non è del tutto facile individuarla, se non tramite le immagini radar o l’animazione del satellite infrarosso. Come abbiamo già enunciato, a dispetto degli altri fenomeni temporaleschi, la “supercella” presenta al proprio interno un forte moto rotatorio antiorario che favorisce lo sviluppo di un intenso un “updraft rotante”, conosciuto come “mesociclone”. Analizzando le immagini radar e quelle del satellite questo moto rotatorio, in molti casi, viene evidenziato dalla creazione di una sorta di “uncino” centrale, più o meno sviluppato, che sta ad indicare l’area dove si concentrano le precipitazioni più violente, con elevatissimi indici di rain/rate.