Maltempo estremo sull’Ucraina orientale, avvistato persino un tornado nelle campagne di Dnepropetrovsk
Dopo l’alluvione lampo che lo scorso giovedì ha travolto la città di Sochi, nella giornata di ieri il maltempo ha picchiato duro anche su vaste aree dell’Ucraina orientale e meridionale, dove si sono verificati intensi temporali, accompagnati da forti rovesci di pioggia, fulminazioni e persino diversi fenomeni vorticosi. Difatti il movimento “retrogrado” della circolazione depressionaria, evoluta in “CUT-OFF”, verso l’Ucraina meridionale, ha prodotto condizioni di tempo marcatamente instabile e perturbato, favorendo lo sviluppo di diversi sistemi temporaleschi alla mesoscala, successivamente evoluti in autentiche “supercelle”.

Lo sviluppo di queste “supercelle” nell’est dell’Ucraina è stata determinato proprio dall’intenso “Wind Shear” verticale che nella giornata di ieri ha riguardato gran parte dell’Ucraina centro-orientale, interessati da una vasta circolazione depressionaria a carattere chiuso che ha inasprito i valori di vorticità positiva nella media e alta troposfera. L’intenso “Shear” del vento (ossia di variazioni di velocità e direzione del vento man mano che si sale di quota) innesca all’interno dei cumulonembi temporaleschi dei moti rotatori che fanno roteare l’”updraft”, trasformandolo successivamente in un “mesociclone”, con velocità che possono superare i 260-280 km/h. Soprattutto in presenza, nell’alta troposfera, di “Jet Streaks” o “Drifts” (campi di vento molto forti in quota non associabili al “getto”), dentro i cumulonembi si cominciano a formare dei moti rotatori orizzontali che vengono poi assorbiti dalle forti correnti ascensionali che li generano. Tali rotazioni, pur venendo in parte assorbite dagli stessi moti convettivi che alimentano i cumulonembi, tendono a far roteare le correnti ascensionali, le quali tendono ulteriormente ad intensificarsi a seguito del passaggio in alta quota del “getto”.
Questo scorrendo ad altissima velocità in quota crea un vuoto d’aria, nell’alta troposfera, che viene progressivamente colmato dall’attivazione di intensi moti ascensionali che esacerbano l’attività convettiva e tendono a riempire il vuoto d’aria prodotto dal flusso stesso. A ciò bisogna aggiungere l’instaurazione di un forte “gradiente termico”, tra la massa d’aria fredda in arrivo e quella caldo umida preesistente al suolo in fase di sollevamento, e da notevolissimi divari igrometrici tra la massa d’aria fredda in entrata, decisamente più secca, e quella calda in sollevamento, molto più umida. Durante tale processo l’”updraft” normale si trasforma in un “mesociclone”, alla cui base potrà comparire una minacciosa “Wall cloud” (nube a muro) dalla quale si possono sviluppare delle trombe d’aria o persino dei “tornadoes”, come quelli che si originano sopra le praterie statunitensi. Molte volte la “Wall cloud” viene preceduta da uno spettacolare invorticamento delle masse nuvolose scure, presenti alla base dei cumulonembi.
La formazione della “Wall cloud” evidenzia come gli intensi moti rotatori che caratterizzano la “supercella” possono estendersi verso il basso, arrivando a contatto con il suolo in determinati casi, creando le situazioni adatte per i tornado o fenomeni vorticosi altrettanto disastrosi. La rotazione diventa più forte se il “Wind Shear positivo” è caratterizzato nei bassi strati da correnti calde e molto umide che entrano da SE o da Sud nella parte anteriore dove agisce il cosiddetto “inflow”, la corrente ascensionale colma di aria calda e umida che si spinge verso la base del temporale, mentre in quota dominano potenti flussi sud-occidentali o dai quadranti occidentali che stirano verso est o nord-est le sommità ghiacciate dei cumulonembi. Una volta raggiunta la fase di piena maturità la continua caduta di pressione all’interno del temporale tende a rafforzare la rotazione dentro la “supercella”, inasprendo la fenomenologia che l’accompagna (forti rovesci, grandinate, attività elettrica, colpi di vento e tornado).
