Una serie di forti rovesci temporaleschi allagano la città di Sochi, sulle alture del vicino retroterra si stima che siano caduti oltre 200 mm di pioggia
Una drammatica alluvione lampo, nel pomeriggio di ieri, giovedì 25 Giugno 2015, ha travolto la città di Sochi, una delle più conosciute e rinomate città della Russia meridionale, affacciata sulla costa del mar Nero. Nel corso della giornata di ieri la città è stata investita da una serie di forti rovesci, a sfogo temporalesco, a tratti anche violenti, che in meno di 12 ore hanno scaricato al suolo oltre 177 mm di pioggia.

In pratica, in appena 11-12 ore sulla parte orientale della regione di Krasnodar è caduto lo stesso quantitativo di pioggia che solitamente cade in due mesi. Con molta probabilità sui versanti meridionali dei rilievi che caratterizzano l’immediato retroterra, dietro la città di Sochi, si sono concentrati i massimi carichi precipitativi, esaltati dall’effetto “stau” (sbarramento orografico) indotto dall’umidissima ventilazione sud-orientale presente nei bassi strati (che di solito può portare piogge molto abbondanti sulle coste di Crimea e su quelle russe per lo sbarramento orografico indotto dai rilievi del retroterra), richiamata dalla circolazione depressionaria a carattere chiuso isolatasi nel sud-est dell’Ucraina. Sulle aree pedemontane maggiormente esposte all’umida ventilazione da SE gli accumuli avranno oltrepassato i 200-250 mm, una quantità davvero enorme che concentrata in poche ore non poteva non avere degli esiti cosi disastrosi su un territorio che già in passato è rimasto vulnerato da altri eventi alluvionali.
Dal punto di vista sinottico il quadro barico sullo scacchiere europeo inquadrava un robusto promontorio anticiclonico sub-tropicale di blocco, disteso col proprio asse principale fra gli Urali e il bassopiano della Siberia occidentale, che imprimeva una azione di blocco al flusso principale perturbato in entrata dall’Atlantico settentrionale, costringendo quest’ultimo, una volta giunto al traverso delle Repubbliche Baltiche e della Russia occidentale, a piegare bruscamente verso nord. Al contempo, il blocco anticiclonico ad est della Russia e degli Urali ha agevolato l’isolamento di una circolazione depressionaria evoluta successivamente in piccolo “CUT-OFF” (vortice ciclonico chiuso ben strutturato in alta quota) nel sud-est dell’Ucraina, in fase di lento colmamento visto il mancato supporto fresco in quota e il taglio causato dalla struttura anticiclonica di blocco.
Questa circolazione depressionaria, attiva solo alle medie e alte quote della troposfera, si è localizzata a ridosso dell’Ucraina sud-orientale e del mar d’Azov, con dei massimi di vorticità positiva collocati proprio sopra il settore nord del mar Nero, ha determinato un incremento del “gradiente termico verticale“, inasprendo l‘attività convettiva a ridosso delle coste della Russia meridionale. Anche i valori dell’indice “CAPE” (indice che misura il potenziale che ha l‘aria ad ascendere verso l‘alto), piuttosto elevati, indicavano una forte instabilità atmosferica. Lungo il margine orientale di questo “CUT-OFF”, nel sud-est dell’Ucraina, si è attivato un debole flusso dai quadranti sud-orientali che ha spinto aria piuttosto umida dal mar Nero in direzione delle coste russe meridionali. Questo flusso di aria molto umida e altamente instabile sollevata dalle ormai più tiepide acque superficiali del mar Nero, spingendosi verso nord-est, ha raggiunto l’area costiera nei pressi di Sochi.
Propri qui, incontrando i rilievi montuosi presenti nel vicino retroterra, il flusso umido marittimo da SE ed E-SE è stato costretto a sollevarsi verso l’alto, per forzatura orografica, innescando così lo sviluppo di forti moti convettivi che hanno costruito un intenso sistema temporalesco autorigenerante alla mesoscala che si è notevolmente ingrossato in loco per merito dell’intenso “gradiente termico verticale” e l’azione destabilizzante del vicino “CUT-OFF”, con i massimi di vorticità positiva in quota. Il grosso sistema convettivo che ha assunto la forma di un “Cluster di multicella”, una volta formato, nel corso della mattinata di ieri è rimasto pressoché stazionario insistendo per varie ore sul settore sud-orientale della regione di Krasnodar, scaricando violente precipitazioni, con rain/rate molto elevati, che in poche ore hanno inondato l’intera area. La stazionarietà del sistema temporalesco a mesoscala e le forti precipitazioni da esso apportate hanno creato le gravi criticità idrogeologiche all’origine del grave evento alluvionale che ha sconvolto questo fazzoletto di terra del sud della Russia.
Proprio 3 anni fa, nel Luglio 2012, una devastante alluvione lampo, causata da un violento temporale, flagello le città di Krymsk e Novorossiisk, mietendo decine di vittime e ingentissimi danni materiali per lo straripamento di tutti i fiumi e i corsi d’acqua presenti nella parte occidentale della regione di Krasnodar. In quei giorni il gravissimo evento alluvionale che inondo Krymsk e le altre città limitrofe costrinse la Russia a bloccare l’attività navale nel porto di Novorossirsk, con il temporaneo arresto dell’export di petrolio per via delle inondazioni e di uno smottamento che rese impossibile ogni tipo di collegamento, sia stradale che ferroviario. Nel frattempo anche fra oggi e domani, data la persistenza della circolazione depressionaria in quota fra est dell’Ucraina e Russia meridionale, nuove piogge e rovesci colpiranno nuovamente Sochi e le aree alluvionate, rischiando di causare nuovi disagi su un territorio già seriamente vulnerato.