I soggetti più esposti al rischio sono ovviamente gli apicoltori e tutte le persone che, per motivi professionali, svolgono attività a contatto con api, vespe e calabroni
In Italia sono oltre 5 milioni gli italiani che ogni anno vengono punti e “circa 10-20 i decessi per puntura da imenotteri (api, le vespe e i calabroni). Si stima che l’allergia al veleno di imenotteri può provocare reazioni localizzate (dal 2,4% al 26%) o reazioni generalizzate (dall’1% al 8,9%), spesso severe e con il coinvolgimento respiratorio o cardiocircolatorio che si possono complicare fino alla morte”. Lo afferma Marina Mauro, coordinatore clinico dell’Ambulatorio di Allergologia dell’Azienda ospedaliera S.Anna di Como. “Il 34% degli accessi al pronto soccorso – precisa l’esperta – per le reazioni allergiche più gravi, indipendentemente dalla loro causa, è causata dal veleno di questi imenotteri”. Il capoluogo comasco è tra le 25 città italiane a partecipare alla prima edizione della campagna d’informazione ‘Punto nel Vivo’, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico l’esistenza, le caratteristiche e le terapie delle reazioni allergiche da punture di imenotteri. Un ordine, quello degli imenotteri, che comprende oltre 100 mila specie d’insetti, tra i quali appunto i più noti e comuni sono le api, le vespe e i calabroni. I soggetti più esposti al rischio sono ovviamente gli apicoltori e tutte le persone che, per motivi professionali, svolgono attività a contatto con api, vespe e calabroni – sottolineano gli specialisti – come gli agricoltori, i forestali e i lavoratori nei vivai. L’iniziativa ‘Punto nel vivo’ è promossa dai 25 esperti che fanno riferimento ai principali Centri Allergologici Specializzati nella diagnosi e terapia dell’allergia al veleno di imenotteri, patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus – Federazione Italiana Pazienti (www.federasmaeallergie.org). In oltre 150 pronto soccorso italiani verranno diffusi i materiali informativi sull’allergia al veleno di imenotteri, con l’obiettivo di favorire la conoscenza di un idoneo percorso diagnostico e terapeutico, realizzabile attraverso una stretta collaborazione tra personale del Pronto Soccorso e specialista allergologo. “Come prima cosa vogliamo far conoscere l’utilità dell’adrenalina auto-iniettabile – sottolinea Marina Mauro – un presidio salvavita, che l’allergico deve saper usare in caso di shock anafilattico, in modo da poter guadagnare il tempo necessario per allertare il pronto intervento e ricevere nell’immediato o presso le strutture di Pronto Soccorso le necessarie terapie”. “L’altro messaggio – aggiunge – che desideriamo veicolare è che esiste una cura per questa allergia. Si tratta dell’immunoterapia specifica che è in grado, già dopo i primi mesi, di fare acquisire la tolleranza al veleno, proteggendo così i pazienti da ulteriori reazioni allergiche alle punture degli imenotteri”.

