Gigantesco anticiclone di blocco sulla Russia, l’aria calda dai deserti del Medio Oriente si spinge fino al mar di Barents

Il vasto anticiclone di blocco presente da settimane sulla Russia europea continua ad avvettare masse d’aria molto calde che dai deserti del Medio Oriente si spingono fin sull’Artico

L’estate 2015 continua a presentare il suo carattere spiccatamente “dinamico” sull’area euro-atlantica, riservandoci questi continui “alti e bassi” che indicano la presenza di una circolazione atmosferica ancora piuttosto vivace, orientata prevalentemente lungo i meridiani. Come da copione, ormai consolidato nel corso di questi ultimi anni, l’andamento della stagione estiva vede ben due principali attori barici.

Da un lato abbiamo, sull’Atlantico settentrionale, la depressione d’Islanda e l’anticiclone delle Azzorre che convogliano l’umido flusso zonale, in uscita dal nord America, verso le Isole Britanniche, la penisola Scandinava e l’Europa centrale. Dall’altra invece, poco più ad est, troviamo in azione un vasto e robusto promontorio anticiclonico dinamico di blocco che da diverse settimane staziona fra la Russia europea e gli Urali. Questa solida struttura anticiclonica di blocco viene costantemente alimentata, lungo il suo bordo più occidentale, dall’afflusso di masse d’aria molto calde e secche, di lontane origini sub-tropicali continentali, che dai deserti del Medio Oriente, “arroventati” dal sole di Giugno, risalgono le steppe del Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan occidentale, per riversarsi sopra le pianure Sarmatiche della Russia attraverso una debole/moderata ventilazione meridionale attiva nei bassi strati.

L’aria calda che dai deserti del Medio Oriente risale verso il mar di Barents

Parte di queste masse d’aria molto calde, di lontana origine sub-tropicale continentale, salendo lungo il ramo ascendente dell’imponente “cupola anticiclonica” è riuscita a spingersi fin sull’estremo nord del territorio russo e sulle coste della Siberia nord-occidentale, con l’isoterma di +20°C alla quota isobarica di 850 hpa che si è spinta ben oltre i 60° di latitudine nord. Del resto dopo giorni di caldo piuttosto intenso (vista la latitudine) e soleggiamento pressoché ininterrotto grazie alla persistenza di un solido promontorio anticiclonico di blocco, disteso con il proprio asse principale fra il Kazakistan occidentale e la Russia europea, lungo le coste dell’Artico russo si è completata, con largo anticipo sulla tabelle di marcia, la completa fusione del manto nevoso al suolo. Le temperature così elevate, unite all’intenso soleggiamento diurno, hanno accelerato il processo di fusione degli ultimi accumuli di neve a bassa quota fra la Lapponia e la Siberia occidentale, dove ormai il suolo della taiga risulta completamente spoglio.

Quello che sorprende maggiormente è vedere la veloce fusione della neve presente lungo le coste artiche russe, affacciate sul mare di Barents, che è stata agevolata dalla presenza del vasto promontorio anticiclonico di blocco da settimane posizionato col proprio asse principale disposto fra il Kazakistan occidentale e la Russia europea. Quest’ultimo ha continuato a sospingere, in direzione del mare di Barents, masse d’aria piuttosto calde e secche che hanno mantenuto le temperature su valori ampiamente superiori alle medie del periodo. Nei giorni scorsi l’ria calda, di lontane origini sub-tropicali continentali, risalendo lungo il bordo occidentale dell’ampio promontorio anticiclonico di blocco presente sul comparto russo, è riuscita a spingersi fino al settore meridionale del mar di Barents, causando una brusca impennata termica nei territori a cavallo fra la taiga e la tundra, al di là del Circolo Polare Artico, dove i termometri hanno sfondato il muro dei +25°C +26°C.

Queste temperature massime così elevate hanno notevolmente accelerato la fusione degli ultimi mucchietti di neve lungo tutta la costa artica russa e buona parte del comparto siberiano occidentale. Purtroppo anche nei prossimi giorni, malgrado una temporanea rinfrescata, la persistenza di questo blocco anticiclonico fra la Russia europea, gli Urali e il bassopiano della Siberia occidentale, continuerà ad avvettare masse d’aria piuttosto calde verso la Russia e la costa artica affacciata sul mar di Barents, mantenendo su queste aree le temperature su valori largamente superiori alle medie del periodo.