Il sensibile rallentamento del “getto polare” sta per causare un nuovo blocco della circolazione atmosferica fra nord America ed Europa
Analizzando la circolazione generale atmosferica emisferica notiamo come l’estate 2015 stia rimarcando lo stesso schema configurativo riscontrato durante le estati del 2011, 2012 e 2013, caratterizzato da un sensibile rallentamento del ramo principale del “getto polare”, alle alte latitudini che causa continui blocchi della circolazione atmosferica lungo la fascia temperata, con una conseguente stagnazione degli schemi barici che possono rimanere stabili per intere settimane, se non mesi.
Tale schema configurativo piuttosto stazionario, con la classica conformazione ad “Omega”, da giorni continua ad alimentare le forti ondate di calore in atto nell’Artico russo, lungo la West Coast degli States, sugli immensi territori steppici dell’Asia centrale e più recentemente sull’Europa occidentale, fra Spagna e Francia, dove nei prossimi giorni i termometri potrebbero sfondare la soglia dei +43°C +44°C all’ombra, col rischio di stabilire anche qualche record assoluto di caldo, grazie al contributo dell’intensa insolazione diurna che proprio in questo periodo dell’anno raggiunge la sua massima intensità. Ormai questa anomalia, rispetto al tradizionale pattern del “getto polare”, si sta rilevando sempre più frequente, specie durante il periodo estivo. Difatti, proprio in questi giorni, con il progressivo scioglimento dei blocchi di ghiaccio marino che compongono la banchisa del mar Glaciale Artico (o oceano Artico), le aree soggette al cosiddetto effetto “Albedo” si riducono sensibilmente, causando a sua volta un indebolimento dei “gradienti termici orizzontali” e dei “gradienti di geopotenziali” fra la regione artica e la fascia temperata delle medie latitudini, lì dove solitamente si localizza il “fronte polare”, luogo di nascita e sviluppo dei profondi cicloni extratropicali che assieme ai “Centri d’Azione” (anticicloni mobili e autonomi che si staccano dagli anticicloni principali che dominano sulle latitudini sub-tropicali) dettano l’andamento meteo/climatico alle nostre latitudini e sul Mediterraneo.
Ma l’indebolimento dei “gradienti termici orizzontali” e dei “gradienti di geopotenziali” (in quota) tra le medie e alte latitudini ha come primo risultato un sensibile indebolimento della portata del ramo principale della “getto polare”, con una sua conseguente ondulazione. Questo effetto contribuisce a stabilire degli impianti circolatori più meridiani che determinano intense ondate di calore e una persistenza delle anomalie termiche mensili su aree geografiche particolarmente vaste, rendendo le configurazioni barica molto più stabili nel tempo, anche per settimane o mesi. Ormai è assodato come il notevole riscaldamento dell’Artico in genere ha come prima ripercussione un notevole rallentamento del flusso zonale che domina lungo le medie latitudini, dirigendo l’andamento meteo/climatico sui vari continenti. Questo indebolimento delle correnti occidentale si avverte soprattutto alle quote medio-alte della troposfera, con un forte rallentamento del ramo principale del “getto polare”, che sovente si presenta fra i 30° e i 60° di latitudine nord e sud, ai confini fra la Cella di Hadley e la Cella di Ferrel. Perdendo buona parte della sua forma il “getto polare”, per una nota legge fisica, comincia ad ondularsi su se stesso, creando delle grandi onde su scala planetaria, meglio note come le “onde di Rossby”.
Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. Nel periodo primaverile ed estivo, quando inizia l’arretramento dei ghiacci marini della banchisa del Polo Nord e il vortice polare (caratterizzato da geopotenziali bassi alla quota di 500 hpa) comincia gradualmente ad indebolirsi e a restringersi su una determinata area del mar Glaciale Artico, le “onde di Rossby” tendono a rallentare la loro velocità di propagazione da ovest ad est, originando dei Pattern climatici abbastanza durevoli che favoriscono una maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi derivati da schemi configurativi ripetitivi nel tempo, come siccità, inondazioni, ondate di freddo o avvezioni d’aria calda con onde mobili di calore insistenti per intere settimane. Tale pattern climatico sta favorendo l’avvento, così frequente, di queste continue ondate di calore, inframmezzate da periodici affondi di aria più fresca dalle latitudini sub-polari, lungo la fascia temperata dell’emisfero boreale, supportando la costruzione di ampi e robusti promontori anticiclonici di blocco sub-tropicali, ben strutturati in quota dalle ampie ondulazioni orarie, in seno al “getto polare”.

Durante l’alternanza fra le ondate di calore (onda anticiclonica) e le avvezioni di aria più fresca (associate ai cavi d’onda che seguono l’onda anticiclonica), questi flussi di aria decisamente più temperata o leggermente fredda, scivolando di latitudine, si troveranno a interagire con masse d’aria sempre più calde (specialmente sopra le aree continentali), accumulate nei bassi strati dal maggior soleggiamento di stagione (massimi di insolazione). I notevolissimi contrasti termici che si verranno a creare potranno generare fenomeni temporaleschi particolarmente violenti. Insomma, quello che tenderà a delinearsi sarà un contesto meteo/climatico molto instabile, dinamico e per certi versi inaffidabile, specie per quanto riguarda l’evoluzione modellistica elaborata verso il medio-lungo termine.
