L’apocalisse nel fiume Yangtze: mistero sul rarissimo fenomeno meteo che ha provocato il disastro

La ricostruzione degli eventi nell’ora in cui è avvenuto l’affondamento della nave con a bordo oltre 400 persone

La gravissima tragedia del battello affondato nel fiume Yangtze rischia di trasformarsi in uno dei peggiori disastri di sempre per la navigazione fluviale, e non solo per la Cina. Sulle dinamiche che hanno portato all’affondamento dell’imbarcazione da crociera, avvenuto lo scorso lunedì 1 Giugno 2015 nella provincia dello Hubei, a sud-ovest della città di Wuhan, emergono ancora parecchi dubbi. Ma molto probabilmente la nave, mentre si trovava in navigazione nella provincia dello Hubei, è stata colpita da un violentissimo “microburst” associato ad un intenso “Cluster temporalesco” che da diverse ore indugiava nell’area, apportando temporali di forte intensità, preceduti per l’appunto da queste violente raffiche di vento con intensità di uragano.

LaPresse/Reuters
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Purtroppo il bilancio delle vittime potrebbe essere il più alto di sempre nella storia per un solo temporale. Fino ad oggi nessun temporale (singolo) è stato capace di cagionare un così ingente numero di morti. Dalle agenzie di stampa cinesi, poco dopo l’affondamento della nave, usciva la notizia secondo la quale l’origine del disastro era ascrivibile al passaggio di un ciclone o un presunto tornado che avrebbe ribaltato il battello, rovesciandolo in un punto piuttosto profondo del fiume Yangtze. Inoltre da fonti locali si apprende che pochi minuti prima dell’affondamento sulla zona imperversava un violento temporale, accompagnato da forti piogge, attività elettrica giunta a fondoscala e fortissime raffiche di vento, “lineari” (quindi non un vero tornado), che farebbero pensare più all’impatto di un poderoso “microburst”, in discesa lungo il fianco dell’imponente “Cluster temporalesco” da ore in azione attorno la provincia dello Hubei.

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Del resto sulla Cina orientale lo sviluppo di potenti sistemi temporaleschi a mesoscala, anche particolarmente violenti e in grado di evolvere in sistemi “supercellulari”, è piuttosto frequente in questo periodo dell’anno. Inoltre rispetto alle pianure centrali degli Stati Uniti i temibili MCC (Mesoscale Convective Complex), ossia sistemi temporaleschi a larga scala ancora oggi poco conosciuti, risultano più frequenti nelle vaste aree interne della Cina centrale. Nelle pianure centrali della Cina in estate si toccano valori di instabilità latente elevatissimi, con il “CAPE” (energia potenziale disponibile alla convezione) che tocca localmente i 6000 J/kg, un valore incredibilmente notevole, con valori termici elevati (sopra i +30°C +32°C) con umidità relativa superiore all’8590 %. Poi le azioni del “getto sub-tropicale” e del “getto polare” in quota fanno il resto del lavoro esaltando ulteriormente la convenzione, con lo sviluppo di aree di convezione molto profonda che interessa l’intera colonna troposferica.

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Poi in questo periodo dell’anno la formazione di improvvisi fenomeni temporaleschi particolarmente violenti è piuttosto frequente lungo il cosiddetto “Mei-yu”, un esteso fronte che si realizza ogni anno fra la Cina meridionale e la Cina orientale e che segna la confluenza fra il flusso degli umidi venti meridionali, legati al “Monsone di SE” che risale dal mar Cinese Meridionale, e quelli un po’ più temperati e molto secchi che dall’entroterra montuoso della Cina centrale si spingono verso le coste orientali. Lungo la linea di convergenza fra la ventilazione molto umida meridionale del “Monsone” e quella più fresca e secca in uscita dall’entroterra cinese, conosciuta dai cinesi come “front Mei-yu”, si vengono a realizzare intense correnti ascensionali che agevolano lo sviluppo di questi sistemi temporaleschi così potenti. Ciò spiega anche perché l’estate in molte aree della Cina meridionale e orientale sia la stagione più piovosa, caratterizzata da frequenti eventi alluvionali e inondazioni.

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Basti pensare che a Pechino la media mensile delle piogge in Luglio e Agosto si aggira, rispettivamente, in 175, 6 mm e 182, 2 mm, mentre la media di Gennaio è di soli 2, 6 mm. La parte anteriore del “Mei-yu” può divenire stazionarie per settimane nel mese di Maggio e Giugno nelle vicinanze del bacino dello Yangtze, causando su quest’area giorni di pioggia e violenti temporali. Quest’anno inoltre pare che le piogge causate dall’innalzamento verso nord del “Mei-yu” siano state fra le più abbondanti degli ultimi 40 anni in molte regioni del sud della Cina. Ma per capire cosa è realmente successo in quella maledetta serata occorre andare ad analizzare le immagini satellitari riferite proprio alla Cina orientale, con particolare attenzione all’area dove è avvenuto l’incidente. Da una prima analisi delle moviole satellitari all’infrarosso si evince come nella provincia dello Hubei, nell’area a sud-ovest di Wuhan, si era sviluppato un gigantesco “Cluster temporalesco”, alimentato da violenti “updrafts” distribuiti nell’area limitrofa a quella del disastro.

Image credit: dr. Jeff Masters’ Wunder Blog.

Tale soggetto temporalesco, piuttosto esteso, non presentava, almeno da quello che si deduce dall’osservazione dei loops satellitari, una rotazione sufficiente per poterlo classificare in una “supercella”, magari con caratteristiche “tornadiche”. Le temperature piuttosto fredde delle nubi presenti lungo la sommità del sistema convettiva mettono in evidenza la presenza in loco di una attività convettiva molto profonda, con probabili sforamenti fino alla parte più bassa della stratosfera, come avviene di frequente in queste situazioni altamente esplosive. Gli indici del “CAPE” peraltro erano elevatissimi, compresi fra i 1000 J/Kg e i 3.000 J/kg, più che favorevoli per la nascita di grandi “Cluster” o sistemi temporaleschi di natura “mesociclonica”, quindi in grado di sfornare tornado anche di grosse dimensioni. Ma al momento, data anche la natura del “Cluster temporalesco” responsabile dell’immane tragedia, la pista del “microburst” che abbia contribuito a causare il rovesciamento dell’imbarcazione appare la più accreditata, anche da quanto confermato dalle immagini satellitari.

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