“Lavazza, con il suo metodo di raccolta del caffè, è la prima a fare un figurone, a differenza di Starbucks, che ce la racconta”
“La storia della nostra azienda inizia 120 anni fa con il nostro antenato Luigi Lavazza, che è partito da Murisengo, un paesino in provincia di Torino. Proveniva da una famiglia contadina, ma ha deciso di spostarsi nella città più vicina in cerca di fortuna. Anche quando ebbe successo, però, non si è mai dimenticato delle sue origini”. Così Giuseppe e Marco Lavazza, vice presidenti dell’omonimo gruppo, hanno raccontato le origini e la storia dell’azienda, fondata nel 1895 a Torino. Ed è proprio nella sua storia, che il gruppo ha tratto slancio e linfa per un futuro sempre più all’insegna dell’attenzione all’ambiente. Nell’anno del suo 120esimo anniversario, infatti, Lavazza ha presentato a Milano, nel suo Sustainability Hub di Cascina Cuccagna, il primo Bilancio di Sostenibilità 2014 predisposto secondo le linee guida del “Global Reporting Initiative” (GRI) per il triennio 2012-2014, con lo scopo di rendicontare in maniera trasparente, misurabile e comparabile le performance in materia di sostenibilità economica, sociale e ambientale.

A tracciare la rotta sono stati proprio i due vice presidenti, Giuseppe e Marco Lavazza, insieme a dei compagni di viaggio speciali come il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, partner nel progetto ‘Earth Defenders’ che coinvolge i produttori dell’Etiopia. “Il caffè, come il cacao sono prodotti del colonialismo -ha ricordato – non è giusto che i contadini prendano solo 6 centesimi dalla tazzina di caffè che beviamo e che il 60% dei produttori di cacao non abbia mai assaggiato una tavoletta di cioccolato”. Petrini ha citato le parole di Papa Francesco e ha sottolineato che “bisogna convertirsi ad un’ecologia integrale”. “Lavazza, con il suo metodo di raccolta del caffè, è la prima a fare un figurone – ha sottolineato Petrini – a differenza di Starbucks, che ce la racconta”. Il fondatore di Slow Food ha anche ricordato che il celebre marchio torinese “accanto ad altri colossi del caffè per fortuna è piccolo e questo consente loro di rispettare il limite e non farsi prendere la mano” dalle logiche di una produzione che non rispetta l’ambiente e i piccoli produttori. Anche il nuovo centro direzionale della Lavazza a Torino, sorto nella ex Centrale Enel, a pochi passi dal centro, rispecchia la logica della sostenibilità. L’architetto Cino Zucchi, che ha progettato la nuova sede, ha raccontato di come il nuovo complesso, circondato da un grande giardino aperto al pubblico, si voglia candidare a diventare il cuore del quartiere. “Per un’azienda – ha spiegato – scegliere la propria sede in città vuol dire scegliere di stare assieme agli altri e dare un contributo alla cultura della polis”. Scelta ribadita anche con la creazione del nuovo Museo Lavazza, curato dall’architetto Ralph Appelbaum. All’incontro ha partecipato anche il grande chef catalano Ferran Adrià – ideatore di elBulli Foundation – con il quale Lavazza ha contribuito a trasformare il caffè in icona di creatività e ricerca. Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia, ha peresentato i progetti realizzati in collaborazione con la Lavazza ad Haiti e nella Repubblica Domenicana in un’ottica di sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Catia Bastioli, ad di Novamont, infine, ha presentato la nuova capsula interamente compostabile lanciata dal gruppo torinese, importante passo avanti verso un’economia realmente circolare. “La sostenibilità non è un viaggio in solitaria – ha sottolineato Giuseppe Lavazza – ma è necessario attingere dalle esperienze più varie e diverse che devono essere integrate nel modello di business e messe a sistema. Solo così le aziende possono continuare a crescere, creando valore condiviso con i propri stakeholder interni ed esterni e investendo risorse ogni anno per rendere più sostenibili ed efficienti i processi produttivi”. Anche Wayne Visser, professore dell’Università di Cambridge e direttore di Kaleidoscope Futures, che con il suo modello ‘Creating Integrated Value’ – ossia la CSR 2.0 – vede molti punti di contatto con la visione di Lavazza: un modello sistemico in cui la sostenibilità sociale ed ambientale sono parti integranti della sostenibilità economica. “A conferma della concretezza di questa visione- ha sottolineato Marco Lavazza – gli investimenti per una maggiore efficienza dei processi produttivi che hanno generato nel solo 2014 un risparmio economico del 3,9% rispetto al totale dei costi industriali di produzione del 2013, verranno reinvestiti in sostenibilità, creando così un cerchio virtuoso in grado di generare e rigenerare valore condiviso”.