Il sistema prevede la raccolta passiva delle microplastiche negli oceani attraverso un dispositivo munito di braccia
L’idea semplice di un giovane con la passione dell’ambiente, diventerà il metodo adottato ufficialmente in Giappone per ripulire i mari dalla plastica. Si chiama The Ocean Cleanup Array, inventato dall’allora 19enne Boyan Slat nel 2013 e consiste in un dispositivo formato da una piattaforma a cui sono collegate due lunghe panne, in grado di intercettare e trattenere i rifiuti galleggianti anche di piccole dimensioni. I suoi effetti positivi sono stati valutati proprio in questi anni in cui si è stimato che sono state raccolte circa 7.250.000 tonnellate di rifiuti in soli 5 anni, tanto che dal 2016 diventerà ufficialmente il primo sistema di pulizia degli oceani. La conferma è arrivata in occasione della conferenza dedicata alla tecnologica più grande dell’Asia, il Seoul Digital Forum, in Corea del Sud. L’array è formato da due braccia che si muovono a pelo d’acqua Il dispositivo è profondo circa 3 metri, in modo tale da intercettare la maggior parte della plastica che si trova in mare. I rifiuti vengono dunque catturati dalle panne che non si muovono ma agiscono da imbuto ovvero, grazie all’aiuto delle correnti, la plastica intercettata viene spinta verso una zona ad imbuto, da dove verranno filtrate per evitare di raccogliere anche il plancton e poi incanalata verso i sistemi di conservazione per la successiva fase di riciclo. “Prendersi cura del problema rifiuti degli oceani del mondo è una delle più grandi sfide ambientali che l’umanità si trova ad affrontare oggi” ha detto Boyan Slat.
