Superato definitivamente il concetto neurocentrico secondo cui il drenaggio linfatico del sistema nervoso centrale è confinato al compartimento extrameningeo
Lo afferma su Veins and Lymphatics, analizzando due studi di recentissima pubblicazione – uno dell’Università della Virginia, Usa, pubblicato su Nature e l’altro dell’Università di Helsinki e del Research Institute Wihuri, pubblicato su ‘The Journal of Experimental Medicine’ – Paolo Zamboni, responsabile del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara.
L’esperimento uscito sull’ultimo numero di Nature, eseguito da Antoine Louveau, Jonathan Knips e un team dell’Università della Virginia, è “uno studio di svolta per chi è interessato ai vasi linfatici” scrive Zamboni, il quale sottolinea come “sorprendentemente”, pochi giorni dopo un gruppo di studiosi di Helsinki abbia “confermato con altri esperimenti l’esistenza di una rete linfatica cerebrale connessa con i linfonodi profondi del collo”.
Il gruppo dell’Università della Virginia “ha trovato chiaramente il sistema linfatico nella parete delle vene durali (sono le principali vene intracraniche all’interno delle meningi che poi convogliano il sangue nella vena giugulare, ndr), e questo testimonia il dialogo funzionale e anatomico tra i due sistemi. “Inoltre, hanno dimostrato con immagini eccellenti che l’interconnessione dei collettori linfatici non esiste solo con le vene, ma anche con il liquido cerebrospinale, con i linfonodi profondi del collo e pure con le vene giugulari interne”.

“La precedente visione del privilegio immunitario del cervello faceva si che i linfociti-T e gli anticorpi presenti nel cervello e/o nel liquor fossero considerati autoctoni. Di conseguenza, la presenza di linfociti-T è stata sempre considerata di origine autoimmune”.
Le connessioni anatomiche dimostrate su Nature dei vasi linfatici del cervello con i linfonodi cervicali profondi rappresentano una via di scarico verso il dotto toracico e dunque verso le vene giugulari. Questa comunicazione anatomica va dimostrata urgentemente anche nell’uomo. Entrambi gli articoli aprono davvero domande nuove e stimolanti, e questo succede solo quando una scoperta è un vero progresso scientifico”.
Fonte: http://www.pagepressjournals.org/index.php/vl/article/view/5360