Sono stati riportati nel mondo solo alcuni casi di bimbi prematuri con cardiopatia, ma mai nessuno con un peso così basso come quello di Agata
Per la prima volta una neonata prematura di 33 settimane e appena 1,5 chilogrammi affetta da atresia polmonare a setto intatto, un difetto cardiaco congenito, è stata salvata con un trattamento totalmente percutaneo da un équipe del reparto di Cardiologia dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, diretto da Gabriella Agnoletti. Si tratta del neonato più piccolo al mondo trattato con questa tecnica all’avanguardia non invasiva, dicono dalla struttura. L’intervento è tecnicamente riuscito ed ora la piccola Agata sta meglio e si trova in terapia intensiva. “I suoi piccoli polmoni stanno imparando a respirare e lei potrà crescere normalmente, come la sua gemellina, che la sta aspettando nella Neonatologia dell’ospedale Sant’Anna”, sottolineano dall’ospedale. L’atresia polmonare a setto intatto è una cardiopatia congenita complessa e rara (meno dell’1% di tutte le cardiopatie congenite) non compatibile con la vita, poiché la valvola polmonare è completamente chiusa, il ventricolo destro è piccolo ed ispessito e la vita del bimbo dipende dalla pervietà del dotto di Botallo. Il trattamento può essere chirurgico o percutaneo. Si interviene chirurgicamente nel neonato a termine di gravidanza. Solo nel 20% dei casi questa cardiopatia può essere trattata senza l’intervento del cardiochirurgo. Nel neonato pretermine, come nel caso di Agata, le cose sono molto diverse. Infatti nel bimbo prematuro il trattamento chirurgico non è fattibile ed il trattamento transcatetere ha un alto rischio, vista la piccolezza degli organi e l’immaturità dei tessuti. Sono stati riportati nel mondo solo alcuni casi di bimbi prematuri con questa cardiopatia, ma mai nessuno con un peso così basso come quello di Agata. L’équipe di Cardiologia dell’ospedale Regina Margherita ha effettuato, tramite radiofrequenza, una perforazione transcatetere della valvola polmonare, che era completamente chiusa. Un filo che trasmette l’energia elettrica è stato portato, attraverso le vena femorale, sotto il piano valvolare chiuso. E’ stata erogata una piccola dose di energia, che ha permesso di perforare la valvola e poi di dilatarla, sino alla sua completa apertura. Il trattamento transcatetere, effettuato grazie alla miniaturizzazione degli strumenti in uso per il trattamento delle cardiopatie congenite, ha permesso di risolvere per via percutanea un problema molto grave, che a questo basso peso, non sarebbe potuto essere stato trattato con un approccio cardiochirurgico. “Questi interventi – concludono gli esperti – al di fuori della pratica quotidiana, fatti in pazienti in condizioni estreme, sono possibili solo grazie alla stretta collaborazione delle équipe di ostetricia, neonatologia, cardiologia e cardiochirurgia”.
