Dopo un prolungato periodi di anomalie termiche positive continue, finalmente sul Plateau Antartico piomba il grande gelo che caratterizza l’inverno australe. Da diversi giorni le temperature si mantengono costantemente al di sotto dei -70°C -75°C su una vasta area attorno al Plateau centrale. Alcune basi, fra cui quella di Vostok e Concordia, hanno sfondato il fatidico muro dei -79°C -80°C. Su tutti spiccano i -81.3°C toccati dalla stazione meteorologica della base Concordia, che rappresentano uno dei valori più bassi toccati in questo 2015.
Questa grande costanza dei valori termici durante tutto il periodo invernale australe è originata da una totale mancanza di insolazione, e quindi da un bilancio radiativo nullo o negativo, che può essere compensato solo in parte da apporti di calore esterni, in genere provenienti dagli oceani che circondano le coste del Polo Sud, tramite le intense avvezioni calde che si versano in seno alle “onde di Rossby” fino alla parte centrale del continente australe. Gran parte del Plateau centrale del continente antartico mantiene delle temperature medie inferiori ai -60°C -70°C per gran parte dell‘anno. Lungo il settore orientale del Plateau, dove insistono diverse catene montuose, che culminano oltre i 3000-4000 metri di altezza, si archiviano le temperature più basse in assoluto. Su tutti vanno ricordati gli storici -89.2°C lambiti dalla base russa di Vostok, posta a 3488 metri sul livello del mare, il 21 Luglio del 1983, che rappresentano tutt’oggi la temperatura più bassa mai registrata sulla Terra con una strumentazione affidabile. Una data storica per la climatologia mondiale.

Ma se nella parte orientale della Calotta antartica si raggiungono i valori di gelo più estremi, come quelli della mitica base di Vostok, lungo il settore occidentale, molto più piatto e facilmente influenzato dal passaggio delle profonde depressioni circumpolari che aggirano le coste del Polo Sud, le temperature rimangono di poco più elevate rispetto alla parte orientale. Inoltre lungo l’area del Plateau ghiacciato i venti spirano solitamente con una intensità debole o moderata, salvo temporanee interferenze dai profondissimi cicloni sub-polari, mentre le precipitazioni risultano abbastanza scarse per non dire inesistenti lungo il “nucleo centrale” del continente, dove permane un robusto anticiclone di natura termica che mantiene i cieli costantemente sereni con aria limpidissima. Tali condizioni atmosferiche favoriscono l’isolamento di uno spesso strato di inversione termica, ben strutturato nei bassi strati, che mantiene le temperature su valori abbondantemente al di sotto dei -60°C -70°C. Un clima del tutto inospitale.
Negli ultimi 30 anni sono state molte le basi scientifiche letteralmente devastate da queste potenti tempeste, basta pensare alla base di Mc Murdo che il 16 Maggio del 2004 è stata danneggiata da uno spaventoso uragano, con raffiche fino a 188,4 miglie/orarie, circa 303 km/h. Da un punto di vista dinamico il fenomeno può essere spiegato anche dal fatto che l’aria gelidissima presente sul Plateau Antartico, molto densa e pesante, tende a scivolare verso le coste dell’Antartide, canalizzandosi nell’area del pendio e favorendo l’attivazione di queste impetuose correnti d’aria in discesa dai ghiacciai del Polo Sud. Spesso lungo le coste i venti “Catabatici”, in discesa dal Plateau ghiacciato, possono raggiungere valori di 100-150 km/h, con raffiche fino a 180-200 km/h, specie nei punti dove l’orografia funge un po’ da amplificatore per questi impetuosi flussi d’aria che si versano sul mare.
Ma in determinate situazioni, specie durante l’autunno o l’inverno australe, quando sui mari sub-antartici si sviluppano quelle profondissime “depressioni-uragano” (minimo al suolo anche al di sotto dei 940-930 hpa) e si vengono a determinare “gradienti barici orizzontali” a dir poco spaventosi, con il Plateau, dominato dall’anticiclone permanente sopra i 1040 hpa, si riescono a sollevare degli uragani di vento di potenza straordinaria, capaci di ridurre la visibilità orizzontale a pochi metri per l’immenso “scaccianeve” sollevato sui ghiacciai.
