Salute: coda dell’epidemia di varicella, più insidie per grandi e piccini

La varicella in genere si manifesta in forme più insidiose in bimbi di pochi mesi e adulti

Prurito, bollicine, arrossamento e qualche linea di febbre: a Roma è coda dell’epidemia di varicella. “Si tratta di una malattia infettiva che circola soprattutto in inverno e primavera, e che si trasmette facilmente nei luoghi chiusi. Ne stiamo vedendo gli ultimi casi, anche perché tipicamente la trasmissione si interrompe con il caldo e la fine delle scuole. E se nella maggior parte dei casi è benigna, abbiamo visto in ospedale una complicazione proprio pochi giorni fa, a causa di sovrapposizioni batteriche. La varicella, comunque, in genere si manifesta in forme più insidiose in bimbi di pochi mesi e adulti”. Parola di Antonino Reale, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. Questa malattia si trasmette facilmente nelle classi o nei luoghi chiusi e affollati. Lo sa bene una professionista romana, S.M., che ha contratto la malattia una settimana fa, proprio dopo la recita di fine anno del suo bambino: “In effetti – racconta – un compagno di classe di mio figlio, che ha 5 anni, aveva avuto la varicella, ma parecchie settimane prima. Dopo la recita ho visto spuntare le bollicine, con prurito e anche dolore: era varicella”. Lei non aveva avuto la malattia da piccola, e nemmeno il suo bambino. “Almeno non ancora. E devo dire che è piuttosto fastidiosa”. Non è raro che gli adulti contraggano la varicella. Fra i casi celebri c’è quello di Angelina Jolie, che l’anno passato comunicò il contagio ai fan, spiegando di dover restare in casa e rinunciare così ad alcuni impegni professionali. “In effetti – spiega Reale all’Adnkronos Salute – la varicella è contagiosa 5 giorni prima delle manifestazioni cliniche, dunque si può diffondere facilmente perché non ci si rende conto che qualcuno presto vedrà spuntare le bollicine. Nella maggior parte dei casi è benigna, ma possono insorgere complicanze, fra cui la sovrapposizione batterica: sulla cute, che è lesionata, aderiscono facilmente gli stafilococchi”.

Fra le complicazioni più severe: “Encefaliti e cerebelliti, ma anche polmoniti. Per gli adulti – spiega il pediatra – la pericolosità maggiore è nel primo trimestre di gravidanza. Ecco perché alle donne che vogliono avere figli raccomando la vaccinazione. Guai grossi possono insorgere anche nei giorni che precedono il parto”. Il contagio avviene per via aerea e al contatto con le vescicole. E fino alla caduta delle crosticine si deve restare in casa. Ecco perché “a tutti i bambini che a 12 anni non hanno contratto la varicella consiglio il vaccino: non sono pochi i viaggi di lavoro e le vacanze che ho visto saltare a causa di questa malattia”. Fra le raccomandazioni ai genitori e ai piccoli pazienti, Reale ricorda l’importanza di “lavaggi frequenti, tagliare bene le unghie, non grattare le vescicole. Si può ricorrere ad un antistaminico per via orale per togliere il prurito. L’utilizzo di antivirali è molto discusso, viene indicato per i bimbi piccoli o gli adulti, oppure nei secondi figli. Più che altro un palliativo è il talco, mentolato e non, suggerito da molti, mentre è bene evitare l’aspirina e l’ibuprofone perché l’assunzione di questi medicinali con la varicella si può associare, anche se raramente, a una sindrome molto grave”. Infine, armarsi di molta pazienza: se si riesce ad evitare di grattare le vescicole, la varicella non lascerà il segno.