Lo sottolinea l’ateneo, spiegando che il contributo riguarda un radar chiamato Reason: i suoi dati saranno preziosi per capire se c’è acqua, quindi vita
C’e’ anche il contributo dell’Universita’ di Trento in un radar che sara’ utilizzato nella missione Nasa che verra’ lanciata dopo il 2020 per esplorare Europa, una delle lune di Giove. Lo sottolinea l’ateneo, spiegando che il radar si chiama Reason e i suoi dati saranno preziosi per capire se c’e’ acqua, quindi vita. E’ stato studiato e progettato da un team americano di scienziati in collaborazione con i ricercatori del Remote Sensing Laboratory diretto da Lorenzo Bruzzone, professore del Disi (Dipartimento di ingegneria e scienza dell’informazione) dell’ateneo trentino. E ora sara’ sviluppato al Jet Propulsion Laboratory del California Institute of Technology, nei pressi di Pasadena, sotto la guida di Donald Blankenship, professore americano, con la partecipazione italiana di Bruzzone e del suo gruppo. Il radar sara’ uno degli strumenti di punta della missione: servira’ per studiare la geologia del sottosuolo di Europa. “Quello che abbiamo progettato – spiega Bruzzone – e’ un ‘Ice Penetrating Radar’, cioe’ un radar per la penetrazione del ghiaccio, che sulla base della riflessione di onde radio provocata dalle strutture presenti nel sottosuolo e di algoritmi di elaborazione segnali permette di visualizzare immagini della struttura sotto la superficie. Ha una profondita’ di penetrazione fino a 30 chilometri e un’alta definizione dei dettagli”. La scelta di Reason da parte della Nasa segue quella operata nel 2013 dall’Agenzia spaziale europea Esa, che si e’ affidata a un altro radar progettato all’Universita’ di Trento, Rime, per una missione sempre sulle lune di Giove, il cui lancio e’ previsto nel 2022. Rime viaggera’ su una sonda spaziale dell’Esa e studiera’ prevalentemente Ganimede e in misura minore le lune Callisto ed Europa. “Lo studio comparativo delle misure effettuate dai radar delle due missioni Esa e Nasa – sottolinea Bruzzone – rendera’ disponibili dati unici, che apriranno la strada a scoperte importanti sullo sviluppo del sistema gioviano, quindi del sistema solare. Entrambi i radar inoltre avranno la capacita’ di misurare in maniera diretta, quindi di identificare con certezza, l’eventuale presenza di acqua. Cio’ costituirebbe una scoperta scientifica sensazionale e un indizio fondamentale per formulare ipotesi sulla presenza di forme di vita elementari in un sistema planetario lontanissimo dalla Terra”.
