Squali in pericolo: un dispositivo tecnologico li preserva dalla cattura accidentale nelle reti [FOTO]

Il progetto, nell’ambito di Sharklife con la collaborazione dell’unità di ricerca dell’Università della Calabria (DIMES), ha messo a punto un sistema di boe capaci di inviare un allarme ai pescherecci in caso di  vicinanza di uno o più squali

La Lista Rossa pubblicata dalla Commissione Europea ha stimato che il Mar Mediterraneo, dove vivono più di 80 specie tra squali e razze, la costa ovest della Penisola Iberica e le Isole Macaronesian hanno il più alto numero di specie minacciate.Oggi nel suo convegno conclusivo SharkLife presso Società Geografica Italiana, il progetto Life+ della Commissione Europea iniziato nel 2011 orientato ad implementare azioni urgenti per la conservazione dei pesci cartilaginei nei mari italiani, con una particolare attenzione al trigone viola ed allo squalo elefante, il pesce più grande del Mediterraneo.

sperimentazione boa 1L’obiettivo di SharkLife, oltre ad occuparsi di campagne ed iniziative volte alla rieducazione alla pesca corretta,  è stato quello di sviluppare un sistema innovativo per la riduzione delle catture accidentali dello squalo elefante e di altre grandi specie marine protette. Lo squalo elefante o cetorino rappresenta il secondo pesce al mondo per dimensioni dopo lo squalo balena. La sua presenza nei nostri mari, oltre che dalle occasionali osservazioni effettuate in mare aperto, è purtroppo testimoniata dalle molte catture accidentali effettuate con le reti da posta. Per risolvere il grave problema delle catture accidentali, nell’ambito di SharkLife, l’unità di ricerca dell’Università della Calabria (DIMES), ha progettato e messo a punto uno speciale dispositivo in grado di lanciare un segnale d’allerta quando gli squali elefanti, o altre specie marine di grandi dimensioni, finiscono accidentalmente nelle reti da posta. Si tratta di una rete da posta sensorizzata, costituita da una classica rete a tramaglio a tre strati. L’architettura adottata prevede una boa Master e un certo numero di boe Slave. La boa Master svolge la funzione di boa di segnalazione galleggiante. Essa contiene inoltre l’unità di raccolta e comunicazione dati ed è in grado di effettuare un collegamento dati attraverso la rete telefonica cellulare, verso un Web Server. Quest’ultimo rende disponibile l’accesso alle informazioni e il controllo del sistema mediante una pagina web a cui l’utente accede anche tramite un tablet o uno smartphone. I moduli Slave sono costituiti da boe immergibili capaci di operare alla profondità di almeno cento metri. Essi ospitano alcuni sensori connessi al modulo Master mediante un cavo marino che provvede altresì alla loro alimentazione.

La configurazione dei sensori delle boe Slave prevede la rilevazione delle vibrazioni, della profondità, l’intensità del suono e lo stato trazione delle funi. I dati provenienti dai sensori sono memorizzati dal modulo master galleggiante e periodicamente inviati al server remoto tramite la connessione dati. Un programma, funzionante sul server remoto, rende disponibile, tramite il web, un’interfaccia grafico per la visualizzazione in tempo reale dei dati e per il download dei file registrati. I test del dispositivo sono stati effettuati nei Parchi Nazionali dell’Asinara e di La Maddalena e, per simulare l’evento di cattura di uno squalo elefante o di un pesce di grossa taglia, ci si è avvalsi della collaborazione di un subacqueo, che si è calato alla profondità di circa 20 metri, ha raggiunto la rete e ha effettuato una serie di manovre di strattona mento e sollevamento, in corrispondenza della boa sensorizzata e lungo la rete. Il sistema ha dimostrato di essere sensibile alle vibrazioni trasmesse dal cavo sommitale della rete fino a distanze dell’ordine del centinaio di metri. Il sensore di pressione ha correttamente rilevato il sollevamento della boa rispetto alla profondità di posa, mentre l’idrofono ha rilevato la presenza di suoni generati artificialmente in sua prossimità, quali il getto d’aria del respiratore o il passaggio del motoscafo di appoggio al di sopra della rete. Di questo dispositivo sono stati realizzati in totale 3 esemplari che verranno utilizzati nel futuro dai pescatori che, durante il progetto, hanno partecipato alla sperimentazione.

SharkLife ha redatto un Piano d’Azione dove sono state riportate una serie di notazioni utili come base di discussione per future raccomandazioni legislative. Inoltre, sono state indicate le Linee Guida per l’aggiornamento delle normative europee, cosa che ha richiesto lo studio comparativo delle liste delle specie protette nelle convenzioni internazionali. Oltre ai pescatori, professionali e sportivi, al personale delle Capitanerie di Porto e ai veterinari, che si possono considerare “addetti ai lavori”, SharkLife ha avuto un altro importante destinatario: il grande pubblico che tra le varie attività ha potuto ammirare 5 mostre di cui 1 itinerante e 4 stabili, allestite nell’Area Marina Protetta delle Isole Pelagie, nel Parco Nazionale di La Maddalena e in quello dell’Asinara e c/o la sede di Fondazione Cetacea, partner di progetto. La mostra itinerante, nel corso del progetto, è stata ospitata in 15 tra musei e acquari ed è stata visitata da oltre 200.000 persone.