Violenti temporali si abbattono sulla Russia, intera foresta di conifere “cancellata” dal passaggio di un “microburst”

Una foresta di conifere è stata letteralmente devastata dal passaggio di un probabile “microburst”

Malgrado la presenza di un solido promontorio anticiclonico di blocco, da oltre una settimana attestato con i propri massimi al suolo e in quota sopra la Russia europea e gli Urali, l’attività temporalesca di origine “termoconvettiva” continua a rimanere piuttosto attiva. Lo scorso 2 Giugno una serie di intensi sistemi temporaleschi si sono sviluppati lungo le pianure della Russia europea orientale, nell’area a ridosso degli Urali, dando luogo a fenomeni di forte intensità, con intensi rovesci di pioggia accompagnati da una vivace attività elettrica.

11266462_912845095405580_7547820507591082688_nAlcuni di questi temporali, molto forti, sono riusciti a generare anche violenti “downbursts”, con fortissime raffiche di vento che hanno superato i 130-140 km/h, ma localmente anche molto più. Nella regione di Nižnij Novgorod una intera foresta di conifere è stata letteralmente distrutta dal passaggio di un probabile “microburst”, particolarmente potente, che è stato capace di abbattere e spezzare decine di alberi di alto fusto. Molti di questi alberi risultavano sradicati o spezzati verso un’unica direzione, segno che le violentissime raffiche di vento spiravano attorno una direzione (in linea retta), cosa che non può avvenire con i tornado e le più classiche trombe d’aria. Questo tipo di danni, con gli alberi abbattuti o letteralmente sradicati nella stessa direzione, farebbe pensare al passaggio, nella zona, di un “microburst” generato da un temporale, piuttosto circoscritto, transitato in loco. Il “microburst” non è altro che un “downburst” molto limitato che interessa un area non più larga di 4-5 chilometri.

Spesso è molto più violento del “macroburst” è può persistere per più di 10 minuti con venti devastanti che possono raggiungere picchi estremi di 250-270 km/h. Il ciclo di vita di un “microbursts” è di solito tra i 15 e i 20 minuti. Si trovano nelle aree interessate da forti rovesci di pioggia e intense fulminazioni. A volte in alcuni temporali molto forti si possono presentare più “microburst” che accompagnano l’avanzata del fronte temporalesco. I “microbursts” in genere prevalgono nelle Cellule temporalesche singole. Il “macroburst” invece è un “downburst” in larga scala che si espande orizzontalmente per oltre 4-5 chilometri. Può essere prodotto da vari “downdrafts” e nei casi più estremi può persistere per oltre 30 minuti raggiungendo velocità di oltre i 180-200 km/h, cagionando innumerevoli danni materiali.

Ecco ciò che resta della foresta di conifere distrutta dal passaggio di un probabile “microburst” nella regione di Nižnij Novgorod

A differenza dei “microburst” i “macroburst” prevalgono nelle Squall Line (di tipo pre-frontale o frontale) in cui le Celle temporalesche sono praticamente affiancate tra di loro, in modo tale che i “downbursts” copriranno un’area molto più vasta. Il “microburst” che ha devastato una intera foresta di conifere nella regione di Nižnij Novgorod si sarebbe generato a seguito dell’intenso scompenso che si è crea all’interno del temporale, fra “updraft” (forte corrente ascendente che alimenta il cumulonembo) e “downdraft” (forte corrente discendente che si localizza nell’area delle precipitazioni). Nella maggioranza dai casi sorgono da nubi cariche di pioggia e forti rovesci, la cui temperatura è più bassa rispetto all’ambiente circostante. Si innesca cosi un “gradiente termico” che fa aumentare la pressione nella nube temporalesca, causando un conseguente “gradiente barico” fra la zona temporalesca e le aree circostanti, molto più calde.

Tale differenza barica genera un intenso e turbolento flusso d’aria verso l’esterno che serve a bilanciare la pressione. In genere, in presenza di fortissimi “updrafts” l’aria trasportata dalle corrente ascensionali riesce a raggiungere la parte sommitale del cumulonembo (l’incudine), ghiacciandosi e divenendo molto più pesante e gelida rispetto le masse d’aria circostanti. Si forma cosi una sacca d’aria molto fredda e pesante che con il supporto della forza gravitazionale tende a ridiscendere molto rapidamente verso la base del cumulonembo impattando col suolo tramite le precipitazioni. Una volta raggiunto il terreno le forti raffiche di vento originate divergono dal punto di impatto determinando delle forti e alle volte violente raffiche di vento con velocità e direzione mutevole a seconda delle zone.