Stamattina la neve è tornata ad imbiancare la città di Vorkuta, nell’estremo nord della Russia europea
Mentre gran parte del continente europeo continua ad essere attanagliato da una intensa onda di calore che sta facendo schizzare i termometri su valori davvero eccezionali, con picchi isolati prossimi ai +38°C +39°C sulla Germania, sull’estremo nord della Federazione Russa l’affondo di un nucleo di aria fredda, di origine artica, dal mare di Barents, ha riportato persino un po’ di neve a quote pianeggianti, in particolare nell’estremo nord-est della Russia. Nella mattinata odierna una bella nevicata ha imbiancato la città di Vorkuta, una città della Russia settentrionale, situata nell’Artico europeo, a poca distanza dai contrafforti più settentrionali dei monti Urali, sulle rive del piccolo fiume omonimo.

In totale, le nevicate intermittenti della mattinata hanno depositato appena 1-2 cm di neve fresca, ma molto bagnata, che ha avuto non poche difficoltà ad attaccare, soprattutto nelle strade. Durante le nevicate la colonnina di mercurio, grazie anche all’effetto di raffreddamento indotto dalle stesse precipitazioni nevose, è scesa sotto i +0°C. La città, fra le più importanti della Russia settentrionale, sorge poco a nord del Circolo Polare Artico, lungo il confine fra la taiga e la tundra artica. A queste latitudini, oltre i 67° di latitudine nord, la neve è piuttosto frequente pure nel pieno della stagione estiva, in Luglio e Agosto, non appena una intensa avvezione fredda scivola direttamente dal mar Glaciale Artico, facendo piombare i termometri al di sotto dei +0°C anche al piano. Ma nevicate ben più intense hanno interessato pure la parte più settentrionale della Repubblica dei Komi, nell’estremo nord-est dei territori della Russia europea, dove la neve è tornato ad ammantare di bianco parte della tundra artica russa e il confine più settentrionale della vasta foresta di conifere della taiga.
Questa profonda circolazione depressionaria riempita di aria molto fredda (legata al vortice polare troposferico), d’estrazione artica, ha richiamato, lungo il suo lato più occidentale, un flusso di aria fredda a tutte le quote (isoterme fino a -4°C -5°C alla quota di 850 hpa) che si è subito “canalizzato” (acquistando velocità per l’inspessimento del “gradiente barico orizzontale”) sul bordo più settentrionale dell’imponente blocco anticiclonico ad “Omega”, in azione fra l’Europa centrale e la Scandinavia centro-meridionale. In sostanza, lungo la “cresta anticiclonica” europea si è venuto a creare un “canale di aria fredda” (ancora più fredda nella media troposfera) che dal mare di Barents è scivolato fino alle coste artiche della Russia europea, ad ovest della penisola di Jamal, per poi piombare successivamente, flettendo con venti al suolo più da N-NO e NO, fino al settore più settentrionale della Repubblica dei Komi, dove è scesa l’isoterma di -30°C alla quota di 500 hpa, e quella di -4°C a 850 hpa. Valori più che sufficienti a queste latitudini per garantirti la neve fino a quote pianeggianti in presenza di precipitazioni di moderata o forte intensità. In genere da queste parti per vedere la prima neve a quote molto basse, se non addirittura al piano, occorre il transito di un vasto nocciolo di aria gelida in quota, di natura artica, associata ad una profonda circolazione depressionaria in sede artica, direttamente collegata alla figura del vortice polare troposferico.