Paolo Nespoli, le prime parole dell’astronauta intervistato dall’ANSA dopo la notizia della nuova missione spaziale
Altri sei mesi nello spazio, dopo due missioni, ma per Paolo Nespoli l’emozione e’ la stessa del primo giorno tra le stelle, cosi’ come la voglia di sognare: ”affronterò questa nuova missione e sono sicuro che alla fine mi ritroverò ancora una volta a decidere che cosa faro’ da grande”, ha detto all’ANSA l’astronauta, che nel 2017 sara’ sulla Stazione Spaziale nella terza missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). ”Non mi sembra di aver portato via un’opportunità a nessuno”, ha osservato sorridendo tranquillo.
La sua missione, non e’ che ”il risultato degli sforzi che negli ultimi anni hanno portato l’Italia ad accumulare qualifiche e capacita”’. 58 anni compiuti in aprile e portati benissimo, Nespoli e’ convinto che ”per un astronauta il problema e’ uscire dal transitorio, dall’affrontare qualcosa di eccezionale, una situazione nella quale non si sa che cosa potrebbe succedere. Bisogna fare i conti – ha detto l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) – con il fatto di trovarsi in una situazione nuova, su che che cosa potrebbe succedere in assenza di gravita”’. Ma adesso per lui e’ tutto diverso: ”per la prima volta mi trovo in una situazione nella quale affronto cose che ho già fatto”.
LaPresse/Marco Cantile
Da un lato, ha proseguito, ”questo mi rende più tranquillo e so che sarò’ pronto ad affrontare tutte le necessita’ della via a bordo della Stazione Spaziale, da quelle operative a quelle scientifiche, tecnologiche ed educative”. La novita’, ha aggiunto, e’ che ”finalmente mi avvicino ad un’esperienza che conosco e per la quale sono sicuro di riuscire a dare un contributo”. Una novita’ ancora piu’ grande potrebbe essere il comando della Stazione Spaziale: ”E’ ancora presto per parlarne. Sono qualificato per questa funzione, ma e’ una questione di opportunita”’. Non si esclude nemmeno la possibilita’ di una passeggiata spaziale, ma anche per questo si dovra’ aspettare.
Quando tornera’ nello spazio, astroPaolo avra’ 60 anni, ma questo per lui non ha nulla di eccezionale: ”volare a 60 anni non e’ un record: questi primati lasciano il tempo che trovano. Quello che conta e’ la forma fisica. Adesso quello l’importante e’ portare a termine questa missione”. L’addestramento che lo aspetta sara’ quello di routine, che lo portera’ da Houston a Colonia, e poi a Mosca e a Tokyo: ”ho gia’ buona parte delle qualifiche, si tratta di aggiornarle alla luce di quello che e’ cambiato nella Stazione Spaziale e nella Soyuz”. Nella sua famiglia il piccolo Max, di appena un anno e mezzo, fara’ fatica a capire che il papa’ andra’ nello spazio; per Sofia, di 6 anni, sara’ diverso: ”lei vuole fare l’astronauta e si emoziona sempre quando ne incontra uno. Io, invece, sono solo il suo papa’”.