Con l’ossigeno-ozono terapia “si hanno ottimi risultati nelle patologie neurodegenerative vascolari e in tutte le malattie del microcircolo”
Dall’ernia alla maculopatia, dal dolore cervicale al mal di testa, dall’insufficienza venosa fino alle infezioni. Disturbi piccoli e grandi contro i quali “può essere d’aiuto l’ossigeno-ozono terapia”, spiega Marianno Franzini, presidente della Sioot (Società scientifica di ossigeno-ozono terapia), docente della materia all’università di Pavia che da oltre 30 anni si occupa di questo tipo di cura, basata sulla somministrazione delle due sostanze. “Negli anni – spiega all’Adnkronos Salute – abbiamo selezionato 42 patologie che rispondono al meglio all’ossigeno-ozono terapia”. E non è difficile da spiegare l’efficacia ‘ad ampio spettro’, dice Franzini, perché più che contrastare le singole patologie la metodica è utile nel risolvere i problemi comuni alle malattie selezionate, ovvero “i disturbi circolatori; le infezioni virali o batteriche, le infiammazioni”. Con questa terapia, aggiunge l’esperto, “si hanno ottimi risultati nelle patologie neurodegenerative vascolari e in tutte le malattie del microcircolo. E non è poco. Nel nostro corpo il microcircolo si sviluppa oltre 6 mila metri quadrati: trasporta il sangue in ogni singolo pezzetto dell’organismo”. Con l’ossigeno-ozono terapia si porta ‘vitalità’ in tutto il corpo, in maniera sistemica, oppure, se serve in particolari distretti, come si fa, ad esempio, nella cura delle ernie e delle protusioni. L’ossigeno si lega soprattutto ai globuli rossi che, cosi’, ne trasportano in maggiore quantità. “Ma non è il solo vantaggio – spiega Franzini – perché i globuli rossi ossigenati divengono più elastici e passano meglio nel microcircolo anche se è ‘tappato'”. L’uso della terapia sistemica, realizzata ‘arricchendo’ una piccola quantità di sangue poi reimmesso in circolo, dà un vantaggio generale all’intero organismo. “Rivitalizza il corpo dall’interno”, aggiunge l’esperto ricordando però che le terapie sono più complesse. “Per ogni patologia c’è un protocollo ad hoc, con quantità e qualità di ossigeno e ozono diversi, tempi e modi di somministrazione differenti”. Questo permette di avere risultati eccellenti, con tassi di guarigione che superno il 90%. “Sulle ernie discali, ad esempio, funziona particolarmente bene perché l’ozono è un fortissimo antinfiammatorio. E’ anche un gas idrofobo. E siccome l’ernia è tendenzialmente liquida tende a diminuire di volume. In questo caso si fa un trattamento locale nei punti del dolore, in corrispondenza di ernie e protrusioni discali”. Su 7 mila casi, secondo dati Sioot pubblicati su ‘Spine’, “la percentuale di guarigioni, utilizzando il protocollo Sioot, si attesta dall’88% al 92%”. Questa metodica, però, è anche un ottimo antistress, una sorta di ‘vacanza’ per l’organismo in tensione, per prevenire i malanni da eccesso di fatica. “Bisogna saper cogliere i segnali d’allarme del corpo. Stanchezza, vuoti di memoria, calo di forze, formicolii sono ‘spie’ che ci indicano che è necessario correre ai ripari. Adottando stili di vita sani: muoversi, mangiare sano, svagarsi. Ma anche l’ossigeno-ozonoterapia può aiutare”, conclude l’esperto ricordando che oggi ci sono centri e professionisti di riferimento in tutta Italia e il sito della società scientifica ne fornisce una mappa dettagliata (ossigenoozono.it).
