L’utilizzo dei siti web di comuni e provincie per svolgere alcuni procedimenti da casa è una prassi sempre più consolidata, ma possono nascondere anomalie circa la protezione dei dati riservati dei cittadini che li utilizzano
Su internet si possono trovare miliardi di siti internet, essi rappresentano una chiara finestra promozionale di un qualcosa(come aziende, società, prodotti, persone fisiche, artisti) che tendono a pubblicizzare particolari servizi o caratteristiche; ogni sito internet è caratterizzato da un certo livello di sicurezza che lo colloca nei siti buoni o nei siti cattivi; purtroppo in essi si possono facilmente celare trappole informatiche degli hacker, che racchiudono pericolosi virus in grado di sconvolgere il bottino multimediale che custodiamo all’interno del nostro PC, e possono danneggiare dunque le condizioni personali o di lavoro. Il web nella sua interezza è ormai da molto utilizzato dalla pubblica amministrazione per svariati motivi quali informazione, catalogazione multimediale, portale di servizio per i cittadini e dunque i siti riservati diventano punti di particolare sensibilità per la gestione di dati riservati.
Questa migrazione telematica ha richiesto, da parte delle autorità competenti, la definizione di soddisfacenti linee guida per i siti della PA, le quali racchiudessero un compendio di indicazioni da mettere in atto e comprensibili pure per i meno pratici di utilizzatori di internet. Tutto ciò è stato accompagnato da un quadro Normativo introdotto dalla PA, con il Decreto Legislativo del 196 del 30 Giugno 2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, per garantire elevati livelli di protezione dei dati personali ed una maggiore trasparenza da parte degli enti pubblici.
Particolarmente utilizzati sono i siti web di comuni e provincie, dove è possibile accedere per informarsi sui possibili bandi e concorsi, sulle previste riunioni comunali e sullo stato di particolari lavori comunali. Purtroppo non sono nuovi i casi in cui gli hacker hanno alterato, a soggetti pubblici e privati, sfruttando, con successo, alcune vulnerabilità informatiche relative alle tecnologie utilizzate nei siti in esame. Tale tipologia di attacco informatico, cosiddetto defacement, orientata a pubblicare contenuti estranei di “vetrine virtuali” rivolte a dare maggiore risalto in Rete ai portali di e-commerce illeciti. Da questi incidenti il legislatore è intervenuto con un dinamico telaio normativo che tutelasse adeguatamente la vulnerabilità dei portali web della PA, ma forse, la strada da percorrere è ancora lunga per individuare quelle soluzioni che possano assicurare al cittadino la completa riservatezza dei propri dati ed allontanare il rischio di un incontro ravvicinato con gli hacker: ma forse, è questo il rischio da pagare che i cittadini devono sfidare per poter svolgere le proprie attività amministrative a favore dei comuni e delle province comodamente da casa e boicottando le file agli sportelli degli uffici.
