La tettonica a placche, il vulcanismo, l’emissione di anidride carbonica rappresentano le principali variabili che possono condizionare il clima e quindi l’abitabilità di un pianeta
Nella ricerca di mondi alieni c’è un altro parametro da considerare per le condizioni di abitabilità: la sua composizione chimica. E’ quanto emerge da uno studio apparso su Nature Geoscience secondo cui la formazione della tettonica a placche, del vulcanismo e dell`emissione di anidride carbonica rappresentano le principali variabili che possono condizionare il clima e quindi l’abitabilità di un pianeta.
Secondo la nuova teoria introdotta dai geofisici Mark Jellinek dell`University of British Columbia e Matthew Jackson dell`Università della California a Santa Barbara la composizione chimica di un pianeta potrebbe quindi giocare un ruolo cruciale nel determinare i suoi fenomeni tettonici e le condizioni climatiche e, quindi, la sua abitabilità.
È noto che la Terra è situata nella cosiddetta zona abitabile, una regione dello spazio interplanetario dove la temperatura superficiale del pianeta non è troppo elevata o troppo bassa. Si tratta di una distanza ideale dalla stella madre, nel caso della Terra il Sole, che crea quelle condizioni ottimali che fanno sì che da un lato l`acqua non diventi ghiaccio, evitando ere glaciali su scala globale, e dall`altro non evapori nello spazio generando un effetto serra estremo.

Fino a qualche decina d`anni fa, per studiare la composizione chimica terrestre gli scienziati si basavano su un modello legato ad antichi meteoriti rocciosi chiamati condriti, considerati i “mattoni fondamentali” del nostro pianeta. Poi, una serie di studi sull`analisi del rapporto di due isotopi del neodimio, 142Nd e 144Nd, hanno dimostrato che la composizione chimica del nostro pianeta può differire da quella delle condriti, una differenza sostanziale che ha aperto tutta una serie di nuove domande a cui gli scienziati hanno cominciato a dare delle risposte.
Nel 2013, Jackson e Jellinek pubblicarono un nuovo modello della composizione della Terra in cui si mostrava come una enorme porzione del mantello fosse stata impoverita per formare la crosta continentale. Il modello assumeva, inoltre, una riduzione di uranio, torio e potassio pari al 30 percento del contenuto chimico presente nella massa del pianeta, il cui decadimento è responsabile di quasi tutto il calore radioattivo della Terra.
Secondo gli autori, la storia termica e quella della tettonica a placche della Terra sono in qualche modo connesse: se l`uranio, il torio e il potassio regolano la tettonica a placche, così come propongono gli autori, allora gli astronomi che danno la caccia agli esopianeti abitabili dovrebbero iniziare a tener conto di un altro parametro da prendere in considerazione. Infatti, dato che il satellite della Nasa Kepler ha finora individuato più di 1000 pianeti, di cui una piccola frazione risiede nella zona abitabile, sarà importante comprendere come altre variabili, tra cui appunto la composizione chimica del pianeta, potranno far stringere il cerchio verso la ricerca di quei mondi alieni potenzialmente abitabili.
