Erano le 12.22 e 55 secondi del 19 Luglio 1985, quando due bacini di decantazione dell’impianto estrattivo Montecatini di Stava (piccola razione del Comune di Tesero in Trentino), franano nella valle sottostante
Anche l’Ordine regionale dei geologi di Sicilia a Cavalese (Trento) ha commemorato la strage di Stava.
La commemorazione del trentennale della strage causata dalla frana di Stava è stata voluta per onorare le vittime dell’immane tragedia e per non abbassare il livello di attenzione sull’importanza che la geologia assume quando un ambiente naturale viene antropizzato.
“Il principio sacrosanto è di non scendere a compromessi nelle fasi di progettazione -ha detto Giuseppe Collura, presidente dell’Ordine dei geologi di Sicilia-, per evitare che si ripetano disastri come quello che stiamo commemorando, la cui responsabilità ricade esclusivamente su chi ha concesso le autorizzazioni pur sapendo che dalle verifiche di stabilità furono attestate condizioni al limite dell’ equilibrio”.
Erano le 12.22 e 55 secondi del 19 Luglio 1985, quando due bacini di decantazione dell’impianto estrattivo Montecatini di Stava (piccola razione del Comune di Tesero in Trentino), franano nella valle sottostante.
Case, turisti e strutture alberghiere vengono inghiottite da 160.000 mc di acqua e fango che si propagarono alla velocità di 90 km/h verso valle devastando tutto; 268 persone tra cui numerosi bambini furono inghiottiti e morirono, 71 corpi non furono identificati e 13 corpi e/o resti non furono mai trovati.
La più grande tragedia ambientale ed industriale dovuta a noncuranza nelle progettazioni e illegalità nelle autorizzazioni mai vissuta in Italia.
In assoluta mancanza di opportuni studi geologici, geomorfologici ed idrogeologici furono realizzati due bacini di decantazione a supporto delle attività di estrazione di fluorite su un versante soggetto a liquefazione per filtrazione a causa della presenza di una notevole circolazione idrica sotterranea nel terreno.
In questo contesto geologico sfavorevole furono realizzate le suddette opere in terra alte quasi 70 metri con pendenze inaccettabili (circa l’80%).
