La ricerca di metodi alternativi, hanno sottolineato gli esperti, è già in corso, ma per alcuni test gli animali sono necessari
La legge sulla sperimentazione animale approvata un anno fa sta gia’ avendo i primi effetti. L’allarme e’ di alcuni dei principali ricercatori italiani ad un convegno organizzato dalla piattaforma Research4Life. La legge ha recepito in maniera restrittiva la direttiva Ue, proibendo l’allevamento in Italia e vietando i test a chi fa ricerca sulle sostanze d’abuso e sugli xenotrapianti da fine 2016. “Questa legge ha gia’ portato a un indebolimento della figura dell’Italia – sottolinea Silvio Garattini, direttore del Mario Negri di Milano -, alimentando l’impressione che nel nostro paese si voglia ostacolare la ricerca. Sul piano pratico abbiamo dei progetti fortemente rallentati, e ad altri dovremo rinunciare quando iniziera’ il divieto sulle sostanze d’abuso”. La piattaforma Research4Life, che unisce istituti scientifici, enti benefici come Telethon e associazioni di pazienti, ha lanciato una raccolta di firme per chiedere alla Commissione Ue di valutare la legge italiana, a forte rischio infrazione. “Gli obiettivi che abbiamo sono gia’ enormemente difficili – ha affermato Elena Cattaneo, direttrice del Centro di Ricerche sulle Staminali dell’Universita’ di Milano -. Il mio principio e’ ‘non un animale in piu” di quello che serve. Nel mio laboratorio un ricercatore che doveva venire dagli Usa ha rinunciato al finanziamento per il timore di non poter lavorare, ma il rischio e’ che la ricerca si blocchi del tutto”. La ricerca di metodi alternativi, hanno sottolineato gli esperti, e’ gia’ in corso, ma per alcuni test gli animali sono necessari. “Si pensi alle sostanze d’abuso, di cui escono nuove versioni in continuazione – ha sottolineato Carlo Manfredi dell’Ordine dei Medici di Massa Carrara – se non si fanno test sugli animali dobbiamo aspettare che siano le persone ad assumerle per capire come funzionano”.
