Abruzzo: cacciatori in sciopero dopo le nuove limitazioni per la salvaguardia dell’orso

I cacciatori della Valle Peligna in Abruzzo non cacceranno più i cinghiali, che di questo periodo minacciano le zone agricole della zona, per protestare contro le nuove limitazioni introdotte nell’attività venatoria per salvaguardare l’orso bruno marsicano

In relazione alle notizie di stampa locale riportate in alcune testate abruzzesi, pare che i cacciatori della Valle Peligna “sciopererebbero”, vale a dire rinuncerebbero a cacciare il cinghiale nella prossima stagione venatoria. A fronte di questa notizia,  l’associazione SALVIAMO L’ORSO, ne prende atto dichiarandosi amareggiata dalla decisione dei cacciatori posto che non è chiesto loro di rinunciare alla loro passione peraltro legittima e lecita.

cinghiale1Secondo la stessa Associazione, i cacciatori, che a parole si dicono grandi amici dell’orso marsicano, contestano alcune modalita’ e limitazioni introdotte nel prossimo calendario venatorio proprio  per  evitare disturbo al plantigrado, ma che non impediscono di certo l’esercizio della loro passione. Regole e limitazioni tra l’altro sottoscritte dalle stesse associazioni venatorie a livello nazionale e ribadite con apposito protocollo nel Marzo 2014. E’ evidente che cosi come altre categorie di abruzzesi  ( albergatori, allevatori, immobiliaristi, gestori degli impianti da sci) anche i cacciatori “amano”  l’orso  ma poi , in pratica, non sono disposti ad alcun sacrificio per favorirne la salvaguardia.

“Purtroppo niente di nuovo sotto il cielo della regione dove anche gli amministratori danno prova dello stesso atteggiamento pilatesco”, come ha dichiarato la stessa associazione in una nota. Aspettiamo quindi  lo “sciopero” dei cacciatori peligni che se mai dovesse  essere osservato , cosa altamente improbabile , non arrecherebbe comunque alcun danno  agli agricoltori della valle  visto che i cinghiali oggetto delle cacce dell’ATC di Sulmona  come riportato testualmente dal quotidiano sarebbero quelli  «in zone orograficamente difficili e impervie come quelle ricadenti nello stesso ambito territoriale caccia» e dove non ci risultano ricadere fiorenti aree agricole. Insomma dopo esser stati la causa di questa pestilenza (il cinghiale importato da i paesi dell’est per  il loro personale divertimento) i valorosi cacciatori , piccolissima minoranza della comunita’ abruzzese oggi  si presentano  come  i salvatori del  mondo agricolo piagato dai danni  causati dall’oggetto del loro divertimento.  Altrove, nel parco nazionale del Gran Sasso hanno addirittura contestato per anni le catture con le gabbie ed i chiusini  effettuate dagli agricoltori per conto del parco ma  oggi si ripropongono come gli unici che potranno salvarci da questo flagello. “Salviamo l’Orso non ha mai avversato per principio l’attivita’ venatoria  ed  appoggia gli abbattimenti selettivi programmati anche al di fuori della stagione venatoria ma ha sempre e solo chiesto attenzione per le aree frequentate dall’orso e quest’anno ha finalmente ottenuto che in una limitata area tra PNALM e PNM  si cacci pure il cinghiale ma con metodi  meno pericolosi per l’animale simbolo della natura abruzzese, un valore aggiunto ed economicamente importante delle nostre aree interne. Se i cacciatori vogliono rendersi utili facciano i selecontrollori  nella piana peligna , conquisteranno cosi la gratitudine dei nostri  agricoltori ed anche  la nostra” ha ribadito l’associazione in merito alla vicenda.