Le grotte di Is Zuddas, situatee nel comune di Santadi, esattamente nel Monte Meana a 236 slm, sono lunghe complessivamente 1650 metri e regalano incantevoli mondi sotterranei fatti di stalattiti, stalagmiti, colate, cannule e eccentriche d’aragonite
Nella parte sud-occidentale della Sardegna, nella regione di Sulcis, nel comune di Santadi, si trovano le stupende grotte di Is Zuddas, risalenti al Cambrico Inferiore (600 milioni di anni fa) che rappresentano uno splendido e suggestivo scenario sotterraneo, creato dall’incessante azione dell’acqua. Esse si aprono nel calcare cambrico del Monte Meana a 236 metri slm, sono lunghe complessivamente 1650 metri ed hanno un percorso turistico limitato a 500 metri, della durata media di un’ora. Le grotte di Is Zuddas comprendono diverse sale, ognuna distinta per le particolari caratteristiche delle sue concrezioni.

Già subito dopo l’ingresso, sulla volta sono visibili le tracce di un roditore, oggi estinto, presente solo in Sardegna e in Corsica, il Prolagus Sardus, presente in queste terre a partire da circa 2 milioni di anni fa fino, forse, all’epoca romana, scomparso per via dell’arrivo di nuovi predatori (cani, gatti e piccoli mustelidi), oltre che per la comparsa di conigli e lepri. Le grotte, utilizzate come cave di marmo negli anni 60, grazie all’intervento dello Speleo Club Santadese sono state chiuse nel 1971 e tenute sotto controllo, per poi essere aperte al pubblico facendogli ammirare la bellezza dei suoi incantevoli “mondi sotterranei”, divenendo una delle mete turistiche più interessanti della parte sud- occidentale della Sardegna. In esse la temperatura è costante a 16°C, mentre l’umidità è al 100%. Durante il percorso turistico si rimane incantati dalle imponenti concrezioni: stalattiti, stalagmiti, colate e cannule, fino all’aragonite, caratteristica principale delle grotte, sotto due forme: aciculari, che appaiono come grossi ciuffi di cristalli simili ad aghi, chiamate anche dagli speleologi “fiori di grotta” ed “eccentriche”, formazioni filiformi che, sviluppandosi in ogni direzione, senza essere influenzate dalla gravità, assumono spesso forme bizzarre. Tra gli ambienti più interessanti: la Sala dell’Organo, il cui nome è dovuto ad una colonna stalatto-stalagmitica che ricorda un organo a canne, l’enorme e stupendo Salone del Teatro, la meravigliosa Sala delle Eccentriche. Tra le concrezioni di forma particolare, il celebre “Pulcino”.