Uno studio tedesco conferma e chiarisce i risultati di molte altre ricerche passate, ed il sospetto diventa certezza: lo smog, ed in particolare il biossido di azoto, trasferendosi sulla pianta rende il suo polline più feroce e dunque più allergizzante
L’inquinamento atmosferico rende più cattivo il polline di ambrosia. Uno studio tedesco, pubblicato su ‘Plant, Cell & Environment’, mette in guardia i tanti allergici che con la fioritura della pianta in arrivo – tra la fine agosto e la prima metà di ottobre – dovranno fare i conti con questo polline all’origine del 38% di tutte le allergie respiratorie e del 54% delle pollinosi. Un problema che ha la sua massima espressione in Italia proprio nei primi 15 giorni di settembre. Lo studio, realizzato dai ricercatori dell’Helmholtz Zentrum München, ha messo sotto accusa il biossido di azoto (NO2), inquinante atmosferico legato al traffico automobilistico. Durante la sperimentazione le piante di ambrosia sono state esposte ad atmosfere ricche di NO2 a diverse concentrazioni. Si è osservato così che la molecola induce stress nella pianta che modifica, di conseguenza, le proteine nel suo polline. In questo modo diviene ancora più allergizzante e accresce, inoltre, la sua capacità di fissarsi agli anticorpi e scatenare reazioni allergiche nelle persone sensibili. I dati confermano e chiariscono i risultati di altri studi che avevano individuato nelle piante di ambrosia presenti ai bordi delle autostrade una maggiore capacità allergizzante rispetto a quelle presenti in città.
