Il patogeno è noto da molto tempo e la sua presenza può essere considerata “normale” nei boschi di abeti rossi, in particolare ad alta quota
In numerose valli del Trentino sono apparsi in queste ultime settimane vistosi ingiallimenti delle chiome degli abeti rossi. Il fenomeno – informano il Servizio foreste e fauna della Provincia di Trento e la Fondazione Edmund Mach – e’ dovuto alla presenza di numerosi aghi dell’ultimo anno ingialliti e con fruttificazioni da cui fuoriescono nuvole di spore. Questa appariscente sintomatologia – aggiungono gli esperti – non e’ riferita a una nuova problematica, ma all’infezione di un agente fungino, la ruggine (Chrysomyxa rhododendride Bary), che svolge il suo ciclo vitale tra il rododendro e l’abete rosso. Il patogeno e’ noto da molto tempo e la sua presenza puo’ essere considerata “normale” nei boschi di abete rosso, in particolare ad alta quota. La sua manifestazione sull’abete e’ influenzata dall’andamento meteorologico, specie dei mesi primaverili quando avviene l’infezione dei nuovi aghi e varia percio’ notevolmente nelle diverse annate. Nonostante la sua appariscenza, la malattia – assicurano gli esperti – non e’ considerata particolarmente dannosa: le piante colpite, sebbene perdano una parte degli aghi, non muoiono e riescono a riprendersi, continuando a vegetare tranquillamente negli anni successivi. Il fenomeno e’ quindi da considerarsi del tutto normale e rientrante nelle dinamiche naturali delle peccete.
