L’estate e il caldo portano fisiologicamente una moria di semi delle cozze, ma quest’anno si è ben oltre i livelli reputati fisiologici
L’ondata di caldo che si e’ avuto nelle ultime settimane sta “stroncando” la produzione mitilicola del Mar Piccolo a Taranto. A rischio non e’ quella che finira’ prossimamente sulle tavole dei consumatori, quanto quella che sara’ venduta l’anno prossimo. La temperature elevate riscontrate nel Mar Piccolo, una media di 34 gradi e per diversi giorni continuati, stanno, infatti, creando seri danni ai mitilicoltori: gia’ in fumo 30mila tonnellate di prodotto, danni per 15 milioni di euro. E’ stato quindi chiesto di poter usare aree di Mar Grande in quanto piu’ fresche. Anni fa la contaminazione della diossina e dei metalli pesanti che, a seguito dell’inquinamento, si sono posati sui fondali del Mar Piccolo, adesso, invece, l’eccezionale ondata di afa delle ultime settimane che ha innalzato la temperatura dell’acqua provocando una specie di asfissia del seme. Non sembra esserci tregua per le cozze di Taranto, simbolo dell’economia marinara della citta’, da qualche tempo alle prese con problemi che ne compromettono la produzione e lo sbocco del mercato. Per due-tre stagioni consecutive diverse tonnellate di cozze allevate nel primo seno di Mar Piccolo, pronte ad essere messe in vendita, sono finite al macero, distrutte in discarica, perche’ ai controlli dell’Asl erano risultate con una presenza di sostanze inquinanti superiori ai livelli previsti. E’ stato quindi necessario individuare nuove zone in Mar Grande – piu’ aperto alle correnti rispetto a Mar Piccolo che e’ invece una specie di mare interno di Taranto – nelle quali trasferire parte degli impianti della mitilicoltura.
Mar Piccolo e’ cosi’ rimasto il luogo dove allevare i semi delle cozze da portare poi in Mar Grande per la successiva maturazione. Adesso, invece, i rischi vengono dall’eccesso di caldo, che a Taranto puo’ notevolmente ridimensionare la produzione di cozze per il 2016. Si registra, infatti, l’aumento anomalo delle temperature per un periodo prolungato con una media di 34 gradi avvertiti in mare, sta danneggiando gravemente il settore. Gli operatori segnalano una perdita tra il 60 e il 70% della produzione di mitili adulti. I mitilicoltori hanno gia’ fatto un primo punto di situazione col Comune di Taranto. Tra le richieste avanzate, quella di avere la disponibilita’ di alcune aree di Mar Grande dove trasferire il prodotto inferiore a 5 centimetri di taglia. Influenzato dal gioco delle correnti, questo specchio di mare registra infatti temperature piu’ basse rispetto al Mar Piccolo. Verra’ poi chiesto al Consiglio nazionale delle ricerche – presente a Taranto con l’Istituto Talassografico – di mettere a disposizione dei mitilicoltori i dati del monitoraggio ambientale sul Mar Piccolo. Infine, si cerchera’ di ottenere al piu’ presto un incontro con la Regione Puglia (assessorato alle Politiche agroalimentari) per vedere come indennizzare i produttori che lamentano danni. Mitilicoltori tarantini e Comune intanto assicurano: il prodotto certificato e controllato che si acquista e che va, soprattutto in questo periodo, sulle tavole di migliaia e migliaia di persone, non presenta alcun rischio. Il problema e’ soprattutto per la produzione futura che potrebbe notevolmente ridimensionarsi.
L’estate e il caldo portano fisiologicamente una moria di semi delle cozze, ma quest’anno si e’ ben oltre i livelli reputati fisiologici. In quanto alle condizioni ambientali del Mar Piccolo, e’ una delle aree dove si sviluppera’ la futura azione del commissario per le bonifiche Vera Corbelli. L’Arpa Puglia ha gia’ fatto un anno fa uno studio sugli inquinanti del Mar Piccolo, che ora, insieme ad altri elementi piu’ complessivi, sono oggetto di approfondimento da parte del commissario. Quanto denunciato dai mitilicoltori di Taranto non e’ un fenomeno nuovo. Nei giorni scorsi infatti Coldiretti nazionale, parlando di caldo africano che non risparmia la pesca, ha segnalato “una vera e propria strage di vongole, cozze, orate, anguille, cefali e saraghi causata dalle alte temperature dell’acqua, che sta mettendo in ginocchio interi settori produttivi chiave lungo tutta la penisola”. Per Coldiretti, “l’afa eccezionale ha determinato un innalzamento delle temperature dei mari, fino a valori che nelle acque vicino alla costa hanno raggiunto i 35 gradi, portando alla fermentazione delle alghe. Questo fenomeno priva l’acqua di ossigeno, portando alla moria di pesci e molluschi, con perdite fino al 40% del prodotto presente negli impianti”. Ora dal Nord il problema tocca il Sud, colpendo Taranto e le cozze, sicuramente il prodotto ittico piu’ noto della citta’ e ritenuto di qualita’ dai gastronomi.