Ciclone extratropicale da record spazza le coste antartiche, 919hPa alla base di Orcadas!

Il picco barico di 919 hpa toccato dalla base antartica di Orcadas eguaglia il record di pressione più bassa mai registrata in una depressione extratropicale

Nei giorni scorsi una violentissima tempesta di vento, associata al passaggio di una profondissima “depressione-uragano”, ha spazzato le coste della penisola Antartica e le isole presenti nel tratto di mare poco ad est di essa, dove il passaggio ravvicinato del potentissimo ciclone extratropicale ha prodotto anche un tracollo calo dei valori della pressione barometrica. Basti pensare che la stazione meteorologica della base antartica di Orcadas ubicata nell’isola di Laurie, la seconda isola più grande dell’arcipelago delle Orcadi meridionali, ha fatto registrare un picco barometrico davvero eccezione (se rapportato ad un ciclone extratropicale) di ben 919 hpa.

weather5-400x300Valore davvero da capogiro che riesce così ad eguagliare il record di pressione più bassa mai registrata sulla Terra durante il passaggio di un profondissimo ciclone extratropicale, a cuore freddo. Questo tracollo dei valori barometrici davanti le coste della penisola Antartica, veramente impressionante, a creato un potentissimo quanto esplosivo “gradiente barico orizzontale” che ha attivato venti particolarmente violenti, capaci di raggiungere l’intensità di un uragano della 3^ categoria Saffir-Simpson. Le tempeste di vento più violente si sono sviluppate nei giorni scorsi lungo il bordo più occidentale di questa vasta e profonda depressione extratropicale sub-polare, che si è approfondita notevolmente nel tratto di mare ad est della penisola Antartica, presentando un minimo barico da capogiro che è sceso al di sotto dei 919 hpa.

Questa profonda depressione, riempita di aria molto gelida, proveniente dal Plateau antartico, approfondendosi ulteriormente, dato il consistente apporto di aria molto fredda a tutte le quote, ha anche determinato, lungo il lato occidentale della suddetta depressione, lo sviluppo di un fortissimo “gradiente barico orizzontale” che ha attivato una furiosa tempesta di vento, nell’area post-frontale (dietro il fronte freddo), prevalentemente da S-SO e SO, con raffiche che hanno superato l’intensità di un uragano, fino a 150-160 km/h, ma con raffiche ben oltre superiori. Del resto in queste settimane, con l’approssimarsi dei mesi invernali per eccellenza nell’emisfero australe (Luglio e Agosto), le masse d’aria molto gelide presenti sopra il Plateau orientale antartico, hanno prodotto un rinforzo dell’attività ciclonica attorno le coste antartiche, agevolando la formazione di profondi cicloni extratropicali, con minimi barici al suolo sotto i 950-940 hpa.

Questi profondissimi cicloni extratropicali dei mari sub-polari (attorno l’Antartide) hanno generato violente tempeste oceaniche sui tratti di mare attigui (mar di Ross, mar di Weddell, mar di Bellingshausen, mar di Amundsen), con onde che hanno raggiunto anche i 13-14 metri, estendendosi per centinaia di miglia dal luogo d’origine. Ciò contribuisce a rendere l’evoluzione meteo/climatica ancora più dinamica in tutto l’emisfero australe. Le masse d’aria molto gelide, stagnanti sopra il Plateau antartico, continuano ad alimentare una poderosa cellula anticiclonica, di natura termica, la quale tende a convogliare una parte di quest’aria gelida verso il pendio della Calotta e le aree costiere, mediante il soffio dei violenti e turbolenti venti “Catabatici”, che spesso spazzano le coste antartiche, incanalandosi lungo i ripidi pendii che caratterizzano la fascia costiera, con furibonde bufere e potentissime raffiche di caduta che possono facilmente sfondare i 200-230 km/h in presenza di “gradienti barici orizzontali” e “gradienti termici orizzontali” particolarmente esplosivi.

Uno dei tanti cicloni extratropicali che si sviluppano davanti le coste antartiche

Queste forti correnti, che trasportano le masse d’aria molto gelide e pesanti dal Plateau centrale verso i mari antartici, tendono ad interagire e a scontrarsi con le correnti più umide e temperate, d’origine oceanica, presenti a latitudini superiori. Questa interazione, fra aria molto gelida in uscita dalla Calotta antartica e aria più mite e umide provenienti dalle medio-alte latitudini oceaniche, sovente crea l’ambiente ideale per lo sviluppo di profondi cicloni extratropicali che possono raggiungere lo stadio di “depressione-uragano” (presentando dei minimi barici al suolo sotto i 940-930 hpa), generando formidabili vortici depressionari “baroclini”, provvisti di forti “gradienti barici orizzontali” che danno luogo a violente tempeste di vento, pronte ad estendersi per centinaia di miglia lungo i mari che circondano le coste antartiche. In questi giorni, tra l’oceano Indiano meridionale e l’Atlantico meridionale, si sono formate diverse “depressioni-uragano”, con minimi barici al suolo sprofondati sotto i 950-945 hpa, che hanno attivato violente tempeste di vento dai quadranti occidentali, con raffiche di uragano di 2^ e 3^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, ad oltre i 150-160 km/h in mare aperto.

Alcune di queste potenti tempeste di vento scorrendo verso est, nel corso della scorsa settimana, hanno sfiorato l’isola di Tasmania e l’Isola del Sud della Nuova Zelanda, dove sono arrivati forti venti burrascosi, da O-SO e SO, che hanno dato luogo anche a forti mareggiate, con ondate alte anche più di 7-8 metri che sono andate a rompersi con grande impeto nelle aree costiere esposte ad occidente e a meridione. Ma le tempeste più violente e le ondate gigantesche, alte anche più di 10-11 metri, si sono mantenute in mare aperto, davanti le coste antartiche, dove si sono sviluppati dei “gradienti barici orizzontali” e “gradienti termici” veramente impressionanti su vaste aree.

Nei prossimi giorni l’attività ciclonica rimarrà intensa, specie fra l’oceano Indiano meridionale e il Pacifico meridionale, dove si genereranno nuove profonde “depressioni-uragano” che origineranno nuove violente tempeste di vento attorno i mari antartici. I fortissimi venti e le ondate sollevate da questi, per l’azione “meccanica”, sgretoleranno la banchisa, che rimane sempre in ottima forma dopo il record di massima espansione registrato nel 2012. Da questa potranno staccarsi enormi iceberg pronti ad essere spinti alla deriva dalle forti tempeste di venti che spazzeranno i mari del sud. Intanto, queste poderose tempeste che sferzano le coste del Polo Sud, e gli arcipelaghi limitrofi, stanno contribuendo al boom d’estensione dei ghiacci marini dell’Antartide, che anche quest’anno presentano una vistosa estensione.

Va ricordato come in determinate situazioni, specie durante l’autunno o l’inverno australe, quando sui mari sub-antartici si sviluppano queste profondissime “depressioni-uragano” (minimo al suolo anche al di sotto dei 940-930 hpa) e si vengono a determinare incredibili “gradienti barici orizzontali” con il Plateau, dominato dall’anticiclone permanente sopra i 1040 hpa, si riescono a sollevare degli uragani di vento di potenza straordinaria, capaci di ridurre la visibilità orizzontale a pochi metri per l’immenso “scaccianeve basso” sollevato sui ghiacciai. Tali venti molto forti, che spirano dal Plateau interno verso le coste, molto spesso, possono facilitare una notevole estensione dei blocchi di ghiaccio sui mari che circondano l’Antartide, rappresentando cosi uno dei tanti elementi (andamento delle temperature medie, correnti oceaniche, intensità degli scambi di calore tra le aree oceaniche e il Plateau interno) che stanno tuttora contribuendo al raggiungimento del nuovo massimo di estensione della “banchisa” antartica.