A pagare il prezzo più alto in termini di effetto negativo sul Pil è l’area mediterranea dell’Unione europea
Il cambiamento climatico in atto potrà condizionare la domanda turistica nelle regioni Ue, considerando come l’alterazione delle condizioni climatiche influisce sulla capacità di richiamare i turisti. In termini economici, guardando alla situazione al 2100, a pagare il prezzo più alto in termini di effetto negativo sul Pil è l’area mediterranea dell’Unione europea, con un calo dello 0,45% all’anno, mentre il Pil delle regioni del Nord Europa guadagnerebbe lo 0,32% annuale.
Lo rivela uno studio pubblicato sul sito del Joint Research Center, il servizio scientifico interno della Commissione europea. L’analisi si basa peraltro sulla combinazione di dati sul clima e di elementi esterni come le stime sui costi per hotel e viaggio. Il quadro che emerge indica variazioni nelle decisioni dei turisti al momento della scelta della loro destinazione anche per quanto concerne la durata della vacanza, un adattamento della domanda che premierebbe ancora una volta il Nord Europa.
Lo studio non tiene conto dei flussi extra-Ue, cioè delle preferenze dei turisti non comunitari, considerate “in alcuni casi rilevanti”, ma specifica come la domanda turistica europea “provenga comunque principalmente dall’interno dell’Ue”.
