Frane in Cadore, timori per la stagione turistica ma per il momento non ci sono disdette

Frana in Cadore, timori per il turismo in una delle perle delle Dolomiti

E’ tornato il sole sulle montagne bellunesi, dopo la tempesta d’acqua caduta nella serata di ieri e la frana che ha portato via tre vite, una quella di una ragazzina. Nel giorno del dolore per i tre morti, pare tutti stranieri, oltre che sui perche’ della tragedia si aprono squarci per tante altre domande: sulla sicurezza del territorio, sulle strade, sulle possibili ricadute su una realta’ che vive di turismo.

frana cadore (8)Temi che si intrecciano tra loro, che affiorano nelle parole degli operatori di settore perche’ una rete efficiente di strade, un’area in sicurezza, offrono garanzie per le centinaia di migliaia di persone che ogni anno eleggono la montagna veneta come ‘rifugio’ per le loro vacanze. Sono paure che emergono davanti alle cronache che da anni parlano di smottamenti, di distacchi rocciosi, come quello sull’Antelao dello scorso anno, forse ‘madre’ di quanto successo la notte scorsa. Sul piano delle cronaca, comunque, a sentire gli stessi operatori, non ci sono segnali di ricadute negative sul fronte delle presenze turistiche. “Come amministratori di queste aree – dice Andrea Franceschi, sindaco di Cortina – ormai siamo angosciati ad ogni temporale. Purtroppo dobbiamo convivere con questi eventi”.

LaPresse/Luciano Solero

“Continueremo a rimanere all’erta – prosegue – con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione”. Gherardo Manaigo, presidente degli albergatori di Cortina d’Ampezzo, indica chiari i collegamenti tra i vari temi e lancia un appello: “Gli enti preposti si attivino per consentirci un’estate dignitosa in quanto a collegamenti e poi, in autunno, si pensi seriamente a mettere mano alla strada statale ‘Alemagna’ perche’ non si puo’ vivere in perenne incertezza”. “E’ un fatto incredibile – aggiunge – pensare che nel 2015 si possa essere travolti da ghiaia e fango percorrendo una strada statale”. “In quest’epoca gli approvvigionamenti sono ‘just in time’, ogni due o tre giorni devono arrivare generi di prima necessita’ dalla pianura – aggiunge Manaigo – e non possiamo restare con il fiato sospeso”. Impensabile un ritorno a magazzini di stoccaggio. Tra i danni materiali provocati dalla frana a San Vito anche la distruzione di una funivia e l’analisi di Renzo Minella, presidente dell’associazione di esercenti di impianti a fune (Anef) del Veneto e’ improntata al pragmatismo: “Occorre prendere atto che i fenomeni franosi e di distaccamento di materiali dai pendii sono sempre piu’ frequenti. Purtroppo nelle principali localita’ turistiche si e’ costruito in zone in cui, fino a 50 anni fa, nessuno si sarebbe sognato di posare una pietra, appunto per il pericolo geologico. Adesso queste case ci sono e sono ineludibili operazioni di messa in sicurezza”.