Frana in Cadore, timori per il turismo in una delle perle delle Dolomiti
E’ tornato il sole sulle montagne bellunesi, dopo la tempesta d’acqua caduta nella serata di ieri e la frana che ha portato via tre vite, una quella di una ragazzina. Nel giorno del dolore per i tre morti, pare tutti stranieri, oltre che sui perche’ della tragedia si aprono squarci per tante altre domande: sulla sicurezza del territorio, sulle strade, sulle possibili ricadute su una realta’ che vive di turismo.

“Continueremo a rimanere all’erta – prosegue – con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione”. Gherardo Manaigo, presidente degli albergatori di Cortina d’Ampezzo, indica chiari i collegamenti tra i vari temi e lancia un appello: “Gli enti preposti si attivino per consentirci un’estate dignitosa in quanto a collegamenti e poi, in autunno, si pensi seriamente a mettere mano alla strada statale ‘Alemagna’ perche’ non si puo’ vivere in perenne incertezza”. “E’ un fatto incredibile – aggiunge – pensare che nel 2015 si possa essere travolti da ghiaia e fango percorrendo una strada statale”. “In quest’epoca gli approvvigionamenti sono ‘just in time’, ogni due o tre giorni devono arrivare generi di prima necessita’ dalla pianura – aggiunge Manaigo – e non possiamo restare con il fiato sospeso”. Impensabile un ritorno a magazzini di stoccaggio. Tra i danni materiali provocati dalla frana a San Vito anche la distruzione di una funivia e l’analisi di Renzo Minella, presidente dell’associazione di esercenti di impianti a fune (Anef) del Veneto e’ improntata al pragmatismo: “Occorre prendere atto che i fenomeni franosi e di distaccamento di materiali dai pendii sono sempre piu’ frequenti. Purtroppo nelle principali localita’ turistiche si e’ costruito in zone in cui, fino a 50 anni fa, nessuno si sarebbe sognato di posare una pietra, appunto per il pericolo geologico. Adesso queste case ci sono e sono ineludibili operazioni di messa in sicurezza”.