La cicoria: una pianta selvatica ricca di virtù salutari

La cicoria, appartenente alla famiglia delle Composite, pur essendo spesso messa in secondo piano, era ampiamente utilizzata in passato per le sue preziose virtù salutari

La cicoria (Chichorium intybus), appartenente alla famiglia delle Composite, è una pianta selvatica estremamente comune ma spesso sottovalutata. L’umile cicoria, dal caratteristico sapore amarognolo, dovuto alla presenza di sostanze alcaloidi, pur essendo oggi spesso messa in secondo piano, aveva in passato una grande importanza, tanto che esisteva la figura del “cicoriaro” che raccoglieva la pianta nei campi per poi rivenderla nei mercati rionali.

CICORIA 1Citata nel Papiro di Ebers (circa 1550 a.C.), consigliata dal medico greco Galeno contro le malattie del fegato, essa, chiamata dagli inglesi “Chicory”, dai francesi “Endive witloof” o “Chicorée”, dai tedeschi “Wurzelzichorie” oppure “Cichoriensalat” ma anche “Wegwarte”; la cicoria è ricca di proprietà benefiche: è depurativa, indicata soprattutto in caso di dispepsia, è leggermente lassativa, aiuta ad alleviare l’indigestione e ha effetto probiotico, favorendo il benessere dell’intestino. Le sue foglie, dotate di proprietà antinfiammatorie, sono impiegate spesso per curare gonfiori e infiammazioni, soprattutto a livello degli occhi (es. lacrimazione persistente), mentre la pianta è utilizzata, sotto forma di lozione addolcente, per idratare le pelli secche ed irritate.

Raccomandata in caso di disturbi epatici o calcoli biliari, la cicoria allevia le infiammazioni delle vie urinarie, stimola la concentrazione, combatte la sonnolenza, è un alimento prezioso per chi soffre di diabete o di colesterolo alto, aiutando a regolare la quantità di glucosio e di colesterolo nel sangue. Inoltre ha proprietà astringenti, toniche, disinfettanti e disintossicanti ed è considerata un vero toccasana per l’acne. Mentre il decotto aiuta a lenire le irritazioni cutanee, la radice di cicoria, se tostata, diventa un succedaneo del caffè; una pratica, questa, proposta per scopri terapeutici nel 1600 dal medico e botanico veneto Prospero Alpini. In tempi di guerra essa venne ampiamente utilizzata quando le importazioni di caffè subirono gravi rallentamenti (es. durante il periodo napoleonico in Europa, in India e nella Germania Orientale nel 1976 durante la “crisi del caffè”.

Qualche altra curiosità? Dalle foglie della cicoria si ricavano coloranti blu, dalle radici invece viene ricavato del “biocarburante”, in quanto l’amido inulina facilmente può essere convertito in alcol etilico. I fiori inoltre contengono degli acceleratori dell’attività batterica utili nella fermentazione dei “compost”. La radice di cicoria viene usata anche nella produzione della birra: alcuni produttori la usano torrefatta per migliorare il sapore delle loro birre. Secondo una credenza popolare la cicoria, specie quella selvatica, sarebbe in grado di risvegliare l’eros: considerata un vasodilatatore naturale sarebbe capace di aumentare l’afflusso di sangue agli organi sessuali maschili. La cicoria, che è ipocalorica (23 calorie per 100 grammi), non va assunta in caso di ipersensibilità accertata verso uno o più componenti, gastriti o ulcera peptica