Dopo aver causato una disastrosa alluvione lampo sull’isola di Dominica “Erika” potrebbe risalire fino alle coste della Florida
Il passaggio della tempesta tropicale “Erika” fra le Piccole Antille e l’isola di Hispaniola, purtroppo, ha causato almeno 12 morti e ingenti danni materiali, a seguito delle piogge torrenziali associate all’intensa attività convettiva del nucleo della perturbazione. Difatti la tropical storm presenta al proprio interno un area di convezione molto profonda, che favorisce lo sviluppo di imponenti “Cluster temporaleschi” capaci di dare la stura a precipitazioni di carattere torrenziale, con accumuli superiori ai 200-250 mm in meno di 24 ore.

Nel corso della mattinata odierna, mantenendo la traiettoria verso nord-ovest, la tempesta tropicale andrà ad impattare verso le coste meridionali della Repubblica Dominicana, passando con il centro poco ad ovest della capitale Santo Domingo. L’avvicinamento della tempesta causerà una forte ondata di maltempo che colpirà la parte orientale dell’isola Hispaniola, in particolare la Repubblica Dominicana che sarà soggetta a forti rovesci di pioggia e temporali, che produrranno degli allagamenti, accompagnati da una ventilazione piuttosto sostenuta. Ma le bande nuvolose periferiche porteranno piogge a tratti intense e fenomeni temporaleschi, anche di forte intensità, nella giornata di domani colpiranno anche l’isola di Puerto Rico. Ancora pero regna una grande incertezza sulla futura rotta di “Erika” dopo il passaggio sull’isola di Hispaniola. Questo perché la grande isola caraibica, con i rilievi al suo interno, è nota per essere una delle prime cause di morte anticipata dei cicloni tropicali che l’ha investono.
Dal 1950 ad oggi sono decine gli uragani (alcuni anche di grosse dimensioni) e le tempeste tropicali che dopo aver investito in pieno Hispaniola si sono notevolmente indebolite fino a raggiungere Cuba o la Florida come semplici depressioni tropicali, con una circolazione ciclonica disorganizzata. Per i cicloni tropicali l’impatto con gli elevati rilievi della Cordigliera Centrale (le vette più elevate superano i 3000 metri di altezza), nell’entroterra dominicano (non lontano dai confini con Haiti), può risultare a dir poco distruttivo, visto che l’aspra orografia della grande isola caraibica è in grado di causare un brusco indebolimento della circolazione ciclonica nei bassi strati, arrestando l’alimentazione umida dal mar dei Caraibi. Sovente, per rinforzarsi, le aree cicloniche che superano l’ostacolo orografico di Hispaniola sono costrette a scivolare in mare, fra le Bahamas e la parte est di Cuba, dove possono trovare il terreno fertile per una nuova fase di potenziamento, se in presenza di un ambiente molto caldo e umido nei medi e bassi strati.
Con molta probabilità la stessa sorte toccherà anche ad “Erika” che entro la serata di domani passerà sopra la Repubblica Dominicana prima di oltrepassare i rilievi dominicani per rifinire nuovamente in mare, a sud delle Bahamas, come una intensa depressione tropicale capace di scaricare forti piogge e temporali nell’area centrale. Passando poco ad ovest delle Bahamas “Erika”, nel corso della serata di domani, risucchiando ulteriore calore latente dal tratto di mare antistante le coste della Florida potrebbe essere nuovamente promossa a tempesta tropicale, con venti medi sostenuti sugli 80-90 km/h e raffiche ad oltre i 100 km/h. Una volta vicina alle coste meridionali della Florida, nella giornata di lunedì, il transito di una saccatura in uscita dagli USA centrali potrebbe risucchiare “Erika” verso nord, spingendola sulle coste della Florida occidentale allo status di depressione tropicale o di una tempesta tropicale in grado di apportare forti precipitazioni, capaci di arrecare allagamenti e possibili “flash floods”.