L’asse del male

Vaticano, scie chimiche e geoingegneria clandestina: ‘Asse del Male’? No, semplice impasse culturale di qualche esaltato….

Il camerlengo Carlo Ventresca è morto, purtroppo, al termine di “Angeli e demoni” altrimenti avrebbe potuto recitare un ruolo importante nella intricata storia raccontata nell’articolo, oggetto della nostra analisi. Il successo dei best sellers di Dan Brown, “Il codice Da Vinci” e “Angeli e demoni”, ambientati nelle stanze vaticane e raccontati sulle trame che tessono l’abito con il quale la Chiesa riveste la sua identità, risiede nel principio secondo il quale si può estrarre qualsiasi fantasia intricante e suggestiva da strutture avvolte dal mistero.

scie chimicheLa “fantascienza” ne è un esempio: come tema letterario e cinematografico, si propone di immaginare il futuro e descriverne potenziali scenari, prefiggendosi l’obiettivo di rappresentare quel settore del tempo per noi sconosciuto ma del quale possiamo avere una vaga idea o un’immagine astratta. La fantascienza sonda un mistero che ci concede incerti appigli sui quali avanzare le nostre previsioni e verso il quale abbiamo naturale pulsione … a chi non interessa il futuro?!
Ha un grande successo perchè offre risposte, anche se fantasiose, a domande affascinanti relative ad una campo di interesse avvolto nel mistero. Scrivere qualcosa sulla Chiesa produce lo stesso effetto: anche il Vaticano è avvolto nel più fitto mistero (si dice che” il miglior vaticanista non sa quasi nulla della Chiesa”) e la Chiesa permea la nostra società recitando un ruolo da protagonista, accompagnando l’interesse popolare ad una istituzione che determina le dinamiche sociali al giorno d’oggi tanto quanto è avvenuto nel corso dei secoli precedenti. Si potrebbe affermare che scrivere qualcosa sulla Chiesa è fantascienza, essendo la Chiesa misteriosa quanto il nostro futuro e determinante, o concausa, del futuro stesso della nostra società.

Isaac Asimov ha ottenuto un grande successo con la fantascienza e Dan Brown con la “fantaChiesa” ma entrambi si sono prodigati nella stessa attività: plasmare con la fantasia, il mistero. Questi autori ci sono riusciti con grande abilità al punto di aver indotto, in molti loro lettori, l’idea che le fantasie proposte fossero in realtà, delle verità; considerando infinita la nostra immaginazione, possiamo ritenere tendenzialmente infinite le possibilità narrative, frutto della nostra creatività, nel campo della fantascienza e della “fantaChiesa” e riflettendo sull’abilità di “creare” di alcuni e la suggestionabilità e facilità a “credere” di altri, il rischio che la fantasia entri nell’immaginario collettivo come descrizione della realtà è certamente prominente e preoccupante.

Sulla Chiesa, sul futuro, e sul futuro nostro e della Chiesa, si può dire tutto e il contrario di tutto e si può perfino fondere fantascienza e fantaChiesa a dimostrazione di come questi settori, tinti di mistero, siano costituiti da una identica materia sondabile, in forma quasi del tutto esclusiva, dalla sola fantasia.
Recentemente, l’enciclica di Papa Francesco “Laudato si”, è stata elevata ad elemento dimostrativo di alcune tesi ufologiche che vedono il Vaticano come custode e detentore dei massimi segreti riguardanti l’attività aliena sul nostro pianeta (attuale e nel corso della storia). L’enciclica, secondo codeste tesi, farebbe seguito ad affermazioni provenienti da alte cariche vaticane finalizzate ad informare l’umanità dell’esistenza della vita extraterrestre e promettenti la possibilità di un prossimo incontro con civiltà aliene. Il messaggio papale, trasferito nell’enciclica, esorterebbe alla necessità di preparare il mondo per questo incontro del terzo tipo (un po’ come sistemare la casa per l’arrivo degli ospiti) ma non solo: alcuni ufologi, infatti, ritengono una necessità di carattere vitale, a favore della nostra civiltà, risolvere i problemi ambientali che abbiamo causato in quanto, gli alieni che andremmo ad incontrare potrebbero castigarci per gli errori commessi e per aver devastato il nostro Pianeta, nelle stesse dinamiche attraverso le quali prende corpo la trama del film di fantascienza “Ultimatum alla terra” (con Keanu Reves alieno-protagonista, incaricato di debellare il mondo dalla infestante presenza umana).
Questa tesi, come si desiderava evidenziare, fonde fantascienza e fantaChiesa ma, più di ogni altra cosa, ci permette di osservare che uno stesso elemento circostanziale – l’enciclica papale – può essere interpretato in forme diverse attraverso una sorta di pareidolia letteraria, più voluta che inconscia, che permette agli ufologi dell’esempio di adattare il “Laudato si'” alle loro tesi e all’autore dell’articolo che stiamo discutendo, di accomodarlo a tesi completamente diverse. Si può dire tutto e il contrario di tutto, come si diceva. A seconda del bisogno e delle necessità teoriche o retoriche. In questa diversificata interpretazione del “Laudato si'”, a chi credere?  La verità è un elemento da decidere sul canone della simpatia? Le tesi proposte in articolo si distinguono, dalle concorrenti, in qualche modo?

Possiamo, affidandoci al buon senso, ritenere che l’affidabilità di una teoria (o di un racconto), sia proporzionale alla preparazione e all’esperienza di chi la presenta.
Nel caso in discussione possiamo valutare, a ragione, che l’autore dell’articolo non sia migliore di quel vaticanista che, some si diceva, pur dedicando una vita intera di ricerche, tra documenti scritti in latino, archivi mai studiati prima e migliaia di lavori di altri esperti, arriva a comprendere poco o nulla della Chiesa. L’autore, in poche righe, sembra presentarsi come esperto di politica internazionale, strategia militare, economia, agronomia, fisica dell’atmosfera e fisica generale ed è legittimo chiedersi dove sia riuscito a trovare quel  tempo che non è mai a sufficienza per il vaticanista di professione, per conoscere i dettagli più intimi della Chiesa, se lo avrà impiegato per diventare esperto tuttologo; senza contare che gran parte del tempo a sua disposizione l’autore lo impiega per scrivere libri di ‘successo’, realizzare ‘documentari’, gestire blog, pagine Facebook, concedere interviste, stilare liste di “disinformatori” ed indagare sul loro conto, occuparsi di strategie di marketing (vendita orologi e altri gadget), raccogliere fondi, fotografare nubi e “misurarne la temperatura” con un semplice termometro per neonati, occuparsi di HAARP e MUOS o di medicina alternativa, smascherare tutti i ‘false flag’ che avvengono quotidianamente nel mondo e molto altro ancora.
Fare il vaticanista è una cosa che si può fare nei ritagli di tempo? Ne dubitiamo! Del resto, l’espressione “Quando ho 5 minuti liberi faccio il vaticanista” non suona molto bene.

Uscendo dai toni satirici e ritornando al proposito iniziale, se la preparazione e l’esperienza di un teorico o un autore, fonte di una informazione, può essere introduttiva ed indicativa l’affidabilità della stessa, in questo caso possiamo senza dubbio affermare che l’informazione non ha i presupposti di affidabilità.

Quanto in articolo è, quindi, uno sterile ed innocuo racconto di fantasia che richiama, anche se in modo certamente meno elegante, l’attività di Dan Brown? “Innocuo” non proprio …

E’ cronaca attuale, la devastante esplosione avvenuta in Cina che ha causato una considerevole quantità di vittime e che ci ricorda, una volta ancora, come al mondo, e in particolar modo in alcune aree geografiche,  l’assoluta mancanza di regole o l’indiscriminata incuranza delle stesse in ambito industriale possa essere disciplina del profitto di pochi a discapito di malcapitati e, perchè no, del mondo intero. Eppure, se ciò ci spinge a desiderare e a reclamare partecipazione ed interesse del mondo intero per la realizzazione di protocolli di intesa internazionale che puntino a soluzioni a tutela nostra e di Madre Natura, l’articolo sembra orientato in direzione opposta, demonizzando l’interesse di istituzioni di valenza mondiale, Vaticano compreso, nei confronti dei temi ambientali (e del sistema produttivo industriale) ed arrivando ad associare questa rinnovata vocazione alla soluzione dei problemi ad una sorta di intervento dettato da Satana.
Comprendiamo che chi non è esperto di nulla (è tale chi si presenta come tuttologo), al fine di indossare gli abiti del maestro di svariate discipline ed ottenere consumatori, sia vincolato alla necessità di creare una complessità fittizia (magari rivoltando la verità come un calzino), materia di quel sapere realizzato ex-novo con impasti di fantasia autoprodotta e di personalizzabile gestione: ma forse, in questo caso, si esagera!

L’articolo riprende una teoria piuttosto diffusa negli ambienti cari ai sostenitori dell’esistenza delle ‘scie chimiche’ secondo la quale l’ipotesi del surriscaldamento globale sarebbe una falsità usata dalla “disinformazione di regime” per giustificare i cambiamenti climatici in corso, al fine di nascondere la loro reale origine dovuta alla geoingegneria clandestina. Partiamo dalla considerazione che se la presenza di gas serra in atmosfera è determinante per un innalzamento delle temperature planetarie (in modo certo), il fatto che di gas serra ne produciamo in quantità incredibile (e da molti decenni) dovrebbe indurre chiunque a pensare che sia fortemente accreditabile la tesi del surriscaldamento globale attuale. La questione non è così semplice e meriterebbe una profonda analisi. Di fronte a queste premesse, però, è lecito chiedersi come sia possibile che l’autore dell’articolo palesi tanta saccenteria in riferimento alla tesi in questione e manifesti certezze che non lasciano trasparire alcuna forma di dubbio, arrivando a conclusioni diametralmente opposte a quanto il senso comune indicherebbe e a quanto le conoscenze attuali supportano il più delle volte.

Ma glissiamo sulla onniscienza dell’autore (che lascia il tempo che trova) e rivolgiamo la nostra attenzione sulle valenze che può avere la discussione riferita alla tesi del global warming: “il surriscaldamento globale è un concetto talmente valido che sarebbe proficuo prenderlo in considerazione perfino se fosse una falsità; si pensi a cosa significherebbe per la nostra civiltà forzare le politiche di tutto il mondo nel prendere provvedimenti seri contro il surriscaldamento del pianeta (anche, come detto, se non fosse vero che il pianeta si stia surriscaldando). Sarebbero imposti impianti di depurazione ovunque, verrebbero imposti rigidi limiti alle emissioni gassose in atmosfera, si alimenterebbe la ricerca di fonti energetiche alternative, ci si allontanerebbe dalla dipendenza dal petrolio che si concretizzerebbe anche con un calo di tensione nei Paesi medio-orientali e conseguente diminuzione di guerre e si creerebbe, probabilmente, un nuovo boom economico, aprendosi un mercato globale nella necessità di adattare il pianeta intero ad un nuovo paradigma energetico ed ambientale“.
I sostenitori delle ‘scie chimiche’, di cui l’autore dell’articolo è il principale portavoce, negano una realtà che sarebbe un’incredibile opportunità perfino se fosse irrealistica. Una battaglia contro il “surriscaldamento planetario” si tradurrebbe, attraverso uno slittamento semantico immediato, in una battaglia contro l’inquinamento: per quale motivo non sfruttare tale opportunità se già è innestata nella collettività il concetto a fondamento di un risveglio comune sui temi ambientali?

Se anche in noi, poveri mortali ossequianti il metodo scientifico ed il rigore della dimostrazione, fosse insinuato il tarlo del sospetto, non potremmo far altro che chiederci se l’autore non abbia qualche interesse a demonizzare l’ opportunità umana che la tesi del global warming favorisce, tanto sembra palese la sua intenzione di proteggere il mantenimento dello status quo, indicando come delittuose le intenzioni globali di bonificare il mondo. La medesima situazione dalla quale ‘pescano’ ricchezza ed egemonia le strutture più potenti del mondo, quella condizione attuale che permette un abusivismo industriale sfrenato a  beneficio di pochi e a danno del mondo intero, sembrano essere difese da chi si fa portavoce della lotta per la salute nostra e dei nostri cieli …. un bel paradosso…. vero??