Vaticano, scie chimiche e geoingegneria clandestina: ‘Asse del Male’? No, semplice impasse culturale di qualche esaltato….
Il camerlengo Carlo Ventresca è morto, purtroppo, al termine di “Angeli e demoni” altrimenti avrebbe potuto recitare un ruolo importante nella intricata storia raccontata nell’articolo, oggetto della nostra analisi. Il successo dei best sellers di Dan Brown, “Il codice Da Vinci” e “Angeli e demoni”, ambientati nelle stanze vaticane e raccontati sulle trame che tessono l’abito con il quale la Chiesa riveste la sua identità, risiede nel principio secondo il quale si può estrarre qualsiasi fantasia intricante e suggestiva da strutture avvolte dal mistero.

Ha un grande successo perchè offre risposte, anche se fantasiose, a domande affascinanti relative ad una campo di interesse avvolto nel mistero. Scrivere qualcosa sulla Chiesa produce lo stesso effetto: anche il Vaticano è avvolto nel più fitto mistero (si dice che” il miglior vaticanista non sa quasi nulla della Chiesa”) e la Chiesa permea la nostra società recitando un ruolo da protagonista, accompagnando l’interesse popolare ad una istituzione che determina le dinamiche sociali al giorno d’oggi tanto quanto è avvenuto nel corso dei secoli precedenti. Si potrebbe affermare che scrivere qualcosa sulla Chiesa è fantascienza, essendo la Chiesa misteriosa quanto il nostro futuro e determinante, o concausa, del futuro stesso della nostra società.
Recentemente, l’enciclica di Papa Francesco “Laudato si”, è stata elevata ad elemento dimostrativo di alcune tesi ufologiche che vedono il Vaticano come custode e detentore dei massimi segreti riguardanti l’attività aliena sul nostro pianeta (attuale e nel corso della storia). L’enciclica, secondo codeste tesi, farebbe seguito ad affermazioni provenienti da alte cariche vaticane finalizzate ad informare l’umanità dell’esistenza della vita extraterrestre e promettenti la possibilità di un prossimo incontro con civiltà aliene. Il messaggio papale, trasferito nell’enciclica, esorterebbe alla necessità di preparare il mondo per questo incontro del terzo tipo (un po’ come sistemare la casa per l’arrivo degli ospiti) ma non solo: alcuni ufologi, infatti, ritengono una necessità di carattere vitale, a favore della nostra civiltà, risolvere i problemi ambientali che abbiamo causato in quanto, gli alieni che andremmo ad incontrare potrebbero castigarci per gli errori commessi e per aver devastato il nostro Pianeta, nelle stesse dinamiche attraverso le quali prende corpo la trama del film di fantascienza “Ultimatum alla terra” (con Keanu Reves alieno-protagonista, incaricato di debellare il mondo dalla infestante presenza umana).
Possiamo, affidandoci al buon senso, ritenere che l’affidabilità di una teoria (o di un racconto), sia proporzionale alla preparazione e all’esperienza di chi la presenta.
Nel caso in discussione possiamo valutare, a ragione, che l’autore dell’articolo non sia migliore di quel vaticanista che, some si diceva, pur dedicando una vita intera di ricerche, tra documenti scritti in latino, archivi mai studiati prima e migliaia di lavori di altri esperti, arriva a comprendere poco o nulla della Chiesa. L’autore, in poche righe, sembra presentarsi come esperto di politica internazionale, strategia militare, economia, agronomia, fisica dell’atmosfera e fisica generale ed è legittimo chiedersi dove sia riuscito a trovare quel tempo che non è mai a sufficienza per il vaticanista di professione, per conoscere i dettagli più intimi della Chiesa, se lo avrà impiegato per diventare esperto tuttologo; senza contare che gran parte del tempo a sua disposizione l’autore lo impiega per scrivere libri di ‘successo’, realizzare ‘documentari’, gestire blog, pagine Facebook, concedere interviste, stilare liste di “disinformatori” ed indagare sul loro conto, occuparsi di strategie di marketing (vendita orologi e altri gadget), raccogliere fondi, fotografare nubi e “misurarne la temperatura” con un semplice termometro per neonati, occuparsi di HAARP e MUOS o di medicina alternativa, smascherare tutti i ‘false flag’ che avvengono quotidianamente nel mondo e molto altro ancora.
Fare il vaticanista è una cosa che si può fare nei ritagli di tempo? Ne dubitiamo! Del resto, l’espressione “Quando ho 5 minuti liberi faccio il vaticanista” non suona molto bene.
Quanto in articolo è, quindi, uno sterile ed innocuo racconto di fantasia che richiama, anche se in modo certamente meno elegante, l’attività di Dan Brown? “Innocuo” non proprio …
E’ cronaca attuale, la devastante esplosione avvenuta in Cina che ha causato una considerevole quantità di vittime e che ci ricorda, una volta ancora, come al mondo, e in particolar modo in alcune aree geografiche, l’assoluta mancanza di regole o l’indiscriminata incuranza delle stesse in ambito industriale possa essere disciplina del profitto di pochi a discapito di malcapitati e, perchè no, del mondo intero. Eppure, se ciò ci spinge a desiderare e a reclamare partecipazione ed interesse del mondo intero per la realizzazione di protocolli di intesa internazionale che puntino a soluzioni a tutela nostra e di Madre Natura, l’articolo sembra orientato in direzione opposta, demonizzando l’interesse di istituzioni di valenza mondiale, Vaticano compreso, nei confronti dei temi ambientali (e del sistema produttivo industriale) ed arrivando ad associare questa rinnovata vocazione alla soluzione dei problemi ad una sorta di intervento dettato da Satana.
L’articolo riprende una teoria piuttosto diffusa negli ambienti cari ai sostenitori dell’esistenza delle ‘scie chimiche’ secondo la quale l’ipotesi del surriscaldamento globale sarebbe una falsità usata dalla “disinformazione di regime” per giustificare i cambiamenti climatici in corso, al fine di nascondere la loro reale origine dovuta alla geoingegneria clandestina. Partiamo dalla considerazione che se la presenza di gas serra in atmosfera è determinante per un innalzamento delle temperature planetarie (in modo certo), il fatto che di gas serra ne produciamo in quantità incredibile (e da molti decenni) dovrebbe indurre chiunque a pensare che sia fortemente accreditabile la tesi del surriscaldamento globale attuale. La questione non è così semplice e meriterebbe una profonda analisi. Di fronte a queste premesse, però, è lecito chiedersi come sia possibile che l’autore dell’articolo palesi tanta saccenteria in riferimento alla tesi in questione e manifesti certezze che non lasciano trasparire alcuna forma di dubbio, arrivando a conclusioni diametralmente opposte a quanto il senso comune indicherebbe e a quanto le conoscenze attuali supportano il più delle volte.
I sostenitori delle ‘scie chimiche’, di cui l’autore dell’articolo è il principale portavoce, negano una realtà che sarebbe un’incredibile opportunità perfino se fosse irrealistica. Una battaglia contro il “surriscaldamento planetario” si tradurrebbe, attraverso uno slittamento semantico immediato, in una battaglia contro l’inquinamento: per quale motivo non sfruttare tale opportunità se già è innestata nella collettività il concetto a fondamento di un risveglio comune sui temi ambientali?