Mare: deficit depurativo nel mirino UE, sanzioni per 476 milioni l’anno dal 2016

Il deficit depurativo dell’Italia non rappresenta solo un danno all’ambiente ma anche all’economia

Il deficit depurativo dell’Italia preoccupa anche l’Unione Europea. Lo confermano le due sentenze di condanna arrivate dalla Commissione Ue rispettivamente nel 2012 e nel 2014, e il parere motivato del marzo 2015 relativo alla terza procedura d’infrazione aperta nei confronti del nostro Paese per il mancato rispetto della direttiva 91/271 sulla depurazione degli scarichi civili. Procedimenti che riguardano un agglomerato su tre. La grave inefficienza depurativa dell’Italia non rappresenta solo un danno all’ambiente ma anche all’economia: si stima, infatti, che le sanzioni Ue siano pari 476 milioni di euro l’anno dal 2016 e fino al completamento delle opere. Sono 1.022, il 32% del totale, gli agglomerati coinvolti dai procedimenti europei. Le Regioni maggiormente interessate sono la Campania, con l’81% degli agglomerati a livello regionale condannati o interessati in procedure d’infrazione; la Sicilia, con il 73% (rappresentando il numero assoluto più elevato con 244 agglomerati coinvolti) e la Calabria con il 62%. Le regioni costiere con il minor numero di agglomerati coinvolti sono il Veneto (17%), la Toscana (18%) e il Friuli Venezia Giulia (24%).