La ricerca è condotta dalla Fondazione Mach di San Michele all’Adige su un migliaio di zecche catturate in trenta siti del Trentino
Analizzare l’ultimo pasto rimasto nell’intestino delle zecche per prevenire la trasmissione di pericolose malattie alle persone. Questo lo scopo di una ricerca condotta dalla Fondazione Mach di San Michele all’Adige su un migliaio di zecche catturate in trenta siti del Trentino. Ricerca recentemente premiata a Candia, in Grecia, durante il convegno internazionale Geri dedicato alle malattie zoonotiche emergenti, per la ricerca eseguita. Grazie alla tecnica di laboratorio Hrma (High resolution melting analysis), gli studiosi di San Michele all’Adige sono riusciti a identificare il Dna dell’ultimo pasto rimasto nell’intestino dell’insetto, risalendo all’animale “ospite” dal quale e’ stata succhiata l’ultima goccia di sangue. Scoprire cio’ e’ fondamentale per studiare il diffondersi i patologie quali la malattia di Lyme, l’encefalite della zecca e l’anaplasmosi, osservano i ricercatori. Secondo la Fondazione Mach, conoscendo le modalita’ di dispersione della specie in un determinato lasso di tempo, e avendo a disposizione l’ultima cena della zecca, gli esperti potranno stimare con piu’ precisione come si diffondono gli esemplari infetti e studiare nuovi metodi di prevenzione.
