Nagasaki commemora il bombardamento atomico, le celebrazioni [FOTO]

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Settanta anni fa la bomba atomica su Nagasaki, oggi il primo ministro Abe: “guidiamo sforzo per eliminare armi nucleari”

Nagasaki ha commemorato stamani il settantesimo anniversario del bombardamento atomico e l’ha fatto un messaggio chiaro al primo ministro Shinzo Abe, che ha partecipato alla cerimonia: a chi ha ancora addosso le ferite dell’apocalisse nucleare la riforma, da lui promossa per accrescere l’operatività dei militari, non piace affatto.
Le campane hanno suonato alle 11,02 (4.02 in Italia), ora precisa dell’esplosione di “Fat Man”, e le decine di migliaia di persone presenti hanno osservato un minuto di silenzio. Alla cerimonia hanno partecipato i rappresentati di 75 paesi, tra i quali l’ambasciatrice degli Stati uniti Caroline Kennedy, figlia del defunto presidente John Fitzgerald Kennedy, e il sottosegretario di Stato Usa al controllo delle armi Rose Gottemoeller.
Abe ha deposto una corona di fiori e ha ribadito l’impegno alla liberazione del mondo dalle armi nucleari. “Come unico paese attaccato con la bomba atomica in guerra, io rinnovo la nostra determinazione a guidare lo sforzo globale per il disarmo nucleare, a creare un mondo senza quelle armi”, ha detto il capo del governo.

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Inoltre ha fatto riferimento ai “tre principi non nucleari”, che guidano l’approccio nipponico del dopoguerra alla non proliferazione: non produrre, non possedere, non introdurre nel territorio nazionale armi atomiche. Il capo dell’esecutivo non aveva citato i tre principi durante il discorso tenuto tre giorni fa all’analoga cerimonia tre giorni fa a Hiroshima, la prima città colpita da bombardamento atomico, e aveva così suscitato le proteste dell’opposizione.

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Questo non ha tuttavia risparmiato al primo ministro le critiche sulla sua riforma della difesa. Il governo vorrebbe poter utilizzare le Forze di autodifesa per missioni di peacekeeping e per correre in aiuto di eventuali alleati attaccati (difesa collettiva) e, per questo, sta facendo approvare dalla Dieta una reinterpretazione della Costituzione pacifista, pur senza modificarne la lettera. La critica più pesante è arrivata da Sumiteru Taniguchi, 86 anni, un sopravvissuto alla bomba atomica di Nagasaki. Come dicono i giapponesi, uno hibakusha (“esposto all’atomica”). “Le proposte di legge sulla sicurezza che il governo sta sostenendo potrebbero mettere a repentaglio il nostro movimento per l’abolizione del nucleare e le speranze degli hibakusha”, ha detto Taniguchi al termine di un commovente discorso nel quale ha raccontato la sua drammatica esperienza. “Io – ha esclasmato ancora l’anziano hibakusha – non posso tollerare queste leggi”. Una dura critica è arrivata anche dal sindaco di Nagasaki, Tomihisa Taue. “Preoccupazioni e ansia si stanno diffondendo tra noi che questo impegno (per la pace) assunto 70 anni fa e il principio pacifista della Costituzione giapponese possano essere ora minati”, ha detto di fronte ad Abe, tra gli applausi. Abe, incontrando in seguito i giornalisti ha difeso le sue riforme, sostenendo che sono necessari per la pace: “Invieranno un forte messaggio al mondo che l’alleanza Giappone-Stati uniti funziona perfettamente e renderanno meno probabile che il Giappone possa finire sotto attacco”.

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Talvolta messo in ombra dalla tragedia di Hiroshima, l’olocausto atomico di Nagasaki in realtà ha un sapore particolare. Nagasaki non era una città qualunque per il Giappone. Era la sua porta sul mondo, l’unico attracco consentito alle navi occidentali anche durante il periodo del “sakoku” (“paese chiuso”), cioè quel periodo storico finito nel 1854 con le “Navi nere” statunitensi che costrinsero il potere dello Shogun Tokugawa ad aprire i porti del paese. Non a caso, uno dei simboli della distruzione atomica, nella città, è la Cattedrale cattolica, vicinissima all’epicentro dell’esplosione, che fu fatta in pezzi. Erano le 11.02 del 9 agosto quando una superfortezza volante B-29, denominata Bockscar, sganciò la seconda bomba atomica. Era un ordigno diverso da quello di Hiroshima: il primo era basato sull’uranio, il secondo sul plutonio. Come se gli americani avessero deciso di provare le due versioni. La città, che si trova nella parte sud del Kyushu, l’isola più meridionale tra le quattro principali dell’Arcipelago, è stata in realtà particolarmente sfortunata: non era l’obiettivo designato, ma l’equipaggio del bombardiere si ritrovò con condizioni meteo avverse quando raggiunse il “target”, che era la città industriale di Kokura. Nagasaki dal canto suo non aveva strutture militari che potessero essere considerate un bersaglio di valore. Non a caso, su 74mila vittime, i militari nipponici morti nel bombardamento furono appena 150.

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La tempistica delle decisioni politiche che si succedettero in quei giorni, se pongono un serio dubbio sulla necessità asserita dagli americani di bombardare Hiroshima, fornisce una prova abbastanza convincente – ma non condivisa dagli storici, che ancora continuano a dibattere – dell’inutilità della distruzione di Nagasaki. I giapponesi erano già crollati e, mentre la città del Kyushu veniva bombardata, nel Consiglio supremo nipponico si stava di fatto parlando dei termini della resa. Il colpo ultimo era arrivato dalla dichiarazione di guerra proclamata dall’Unione sovietica, un giorno prima del bombardamento di Nagasaki. Due giorni fa il New York Times ha ospitato un commento di Susan Southard in cui la versione di Washington viene discussa: “Molti americani credono alla narrativa ufficiale del loro governo: che le due bombe, lanciate in rapida successione, hanno portato alla resa del Giappone. Ma oggi si sa bene che la resa fu dovuta almeno altrettanto dalla decisione sovietica di unirsi agli alleati nella guerra contro il Giappone. Solo 11 ore prima dell bombardamento di Nagasaki, 1,5 milioni di soldati sovietici entrarono nello stato fantoccio giapponese della Manciuria, in Cina settentrionale, e attaccarono l’Armata imperiale giapponese, ormai allo stremo, su tre fronti”.