Nessuna tromba d’aria, ma un semplice “microburst” all’origine delle violente raffiche di vento che nella serata di ieri hanno sferzato Firenze
Fin dall’inizio dell’estate, soprattutto nelle fasi terminali delle intense onde di calore persistenti per intere settimane sul nostro territorio, noi da sempre avevamo detto di far particolare ai possibili “violenti temporali” e ai fortissimi colpi di vento ad essi associati. Del resto in più articoli riportavamo che a causa delle elevate temperature dei giorni scorsi alcuni di questi temporali potranno assumere carattere di moderata o forte intensità, usufruendo di tanto carburante (aria caldo umida stagnante nei bassi strati che alimenta potenti “updrafts”), dando la stura anche ad occasionali fenomeni grandinigeni, molto localizzati e di brevissima durata.
Ma in tale situazione, visto la presenza di un considerevole “gradiente termico”, sia verticale che orizzontale, all’interno delle zone temporalesche i fenomeni più violenti potevano essere provocati dai potenti “downburst” che s’innescavano all’interno delle “Cellule temporalesche” più mature. Questo è quanto successo nella zona sud di Firenze nella serata di ieri, investita da una vera e propria bufera di vento seguita da un violento rovescio temporalesco che ha scaricato anche una intensa grandinata, con chicchi anche di medie dimensioni. Le fortissime raffiche di vento, con picchi di oltre 120-130 km/h, che nella serata di ieri, durante il passaggio del forte temporale hanno sferzato la città, in particolare i quartieri della zona sud del capoluogo toscano dove si sono registrati i danni maggiori per alberi sradicati e tetti di abitazioni divelti, erano associate a un probabile “microburst”. Tecnicamente il “microburst” è un “downburst” piuttosto limitato che interessa un area non più larga di 4-5 chilometri.

Spesso, essendo maggiormente circoscritto attorno il muro di pioggia del temporale, è molto più violento del “macroburst” è può persistere per più di 10-15 minuti con venti veramente violenti che possono raggiungere i 140-150 km/h. Ma nei casi più estremi si possono raggiungere picchi di 250-270 km/h. Il ciclo di vita medio di un “microburst” è di solito tra i 15 e i 20 minuti. Questi fenomeni spesso si localizzano nelle aree interessate da forti rovesci di pioggia e intense fulminazioni. A volte in alcuni temporali molto forti si possono presentare più “microburst” che accompagnano l’avanzata del fronte temporalesco. I “microbursts” in genere prevalgono nelle Cellule temporalesche singole. Il “macroburst” invece è un “downburst” in larga scala che si espande orizzontalmente per più di 4-5 chilometri. Può essere prodotto da vari “downdrafts” e nei casi più estremi può persistere per oltre 30 minuti raggiungendo velocità di oltre i 130-160 km/h, cagionando innumerevoli danni materiali.
L’ingente quantitativo di umidità, fino ai 5000 metri, sovrastato a quote più alte dall’inserimento di masse d’aria un po’ più fredde e piuttosto secche, in entrata da ovest e SO, ha creato l’ambiente ideale per lo scoppio di forti moti convettivi, particolarmente esplosivi lungo tutta la colonna d’aria (“updrafts” molto forti), mettendo in gioco una notevole quantità di energia che ha fatto scoppiare le varie “Celle temporalesche”, fino ai limiti della tropopausa. Difatti, anche in questo caso, la grande esplosività del sistema temporalesco, responsabile dei temporali particolarmente forti che hanno colpito Firenze e alcune zone della Romagna, sarebbe da ascrivere al fortissimo “gradiente igrometrico verticale” che si è venuto a creare in loco, fra l’aria molto calda e umida, stagnante al suolo, e l’aria più fredda e secca che è sopraggiunta alle quote superiori della troposfera, dopo essersi inserita al di sopra dell’avvezione umida che caratterizzata il flusso sub-tropicale.
