Se Parigi dovesse riuscire a produrre impegni vincolanti per tutti, strapperebbe lo scettro di città del clima a Kyoto
Sarà Kyoto la seconda tappa della visita del premier Matteo Renzi in Giappone, la capitale della lotta al cambiamento climatico. Proprio qui, infatti, nel 1997 venne firmato il protocollo che avrebbe dovuto portare a una riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera a livello globale. I Paesi si impegnarono ad abbatterle (insieme ad altri gas serra) di oltre l’8% entro il periodo 2008-2014 rispetto ai valori del 1985. Ma il protocollo non è mai decollato, a causa del passo indietro dell’allora presidente Usa George W. Bush rispetto alle scelte del predecessore Bill Clinton, e a causa delle resistenze dei Paesi in via di sviluppo, che rivendicano il loro diritto a fare ciò che i Paesi più ricchi hanno già fatto per far crescere le proprie economie. Il suo fallimento è evidente dalle emissioni dello stesso Giappone: basta un’occhiata ai dati pubblicati sul suo sito dall’Ocse per scoprire che se nel 1985 il Paese asiatico immetteva nell’atmosfera 915 milioni di tonnellate di CO2, nel 2011 ne produceva 1 milione e 187mila.

All’ultima conferenza Onu sul clima, che si è svolta a Varsavia nel 2013, si è perciò fatta strada l’idea di dare vita a un nuovo trattato e a questo lavorano le diplomazie in vista della nuova conferenza, in programma dal 30 novembre all’11 dicembre a Parigi. Il problema è che, con i livelli attuali di emissioni, il pianeta potrebbe riscaldarsi entro la fine di questo secolo di circa 5 gradi centigradi. In questi ultimi anni l’amministrazione Obama ha invertito la rotta del Paese su questo fronte. A novembre Usa e Cina hanno prodotto una dichiarazione con la quale annunciano riduzioni delle emissioni entro il 2050. La promessa è quella di raggiungere un picco (rispettivamente nel 2025 e 2030) per poi scendere gradualmente scendere fino a tagliare di poco più di un quarto le emissioni entro la metà del secolo rispetto ai valori del 2005. Un propulsione importante sul tema l’ha data l’ultimo G7 in Baviera, al quale la padrona di casa, la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha ottenuto (molto ha spinto per arrivarci) una dichiarazione congiunta con la quale i Paesi più industrializzati del pianeta riconoscono l’importanza di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 gradi e si impegnano a favorire a Parigi una intesa internazionale che vada in questa direzione. I sette Stati si impegnano anche a promuovere la raccolta di 100 miliardi che serviranno a rafforzare le politiche per le rinnovabili e a garantire una copertura assicurativa a quei Paesi che subiranno le conseguenze del surriscaldamento. L’obiettivo è invertire la rotta prima che sia troppo tardi e che il riscaldamento globale finisca per essere impossibile da fermare. Se Parigi dovesse riuscire a produrre impegni vincolanti per tutti, strapperebbe lo scettro di città del clima a Kyoto.