Tra gli esempi celebri del riposino pomeridiano ci sono Churchill e Thatcher
Un bel sonnellino dopo pranzo per abbassare la pressione sanguigna. A suggerire la ‘dritta’ un nuovo studio presentato al congresso della Società europea di cardiologia (Esc) che si è aperto oggi a Londra: la ‘siesta’, ha assicurato Manolis Kallistratos dell’Asklepieion Voula General Hospital di Atene, è associata a livelli di pressione sanguigna ridotti e persino a una minore prescrizione di farmaci antipertensivi. “Anche se William Blake affermava che è meglio pensare al mattino, agire a mezzogiorno, mangiare la sera e dormire di notte – ha spiegato l’esperto – il pisolino pomeridiano sembra avere effetti benefici. D’altronde, anche due influenti primi ministri britannici erano sostenitori del riposo postprandiale. Winston Churchill diceva che bisogna sempre dormire un po’ tra il pranzo e la cena, mentre Margaret Thatcher non voleva mai essere disturbata intorno alle 15. Secondo il nostro studio avevano ragione, perché questa abitudine sembra contribuire ad abbassare i livelli di pressione sanguigna e può probabilmente anche ridurre il numero di farmaci antipertensivi necessari alle persone che soffrono di ipertensione”.

Certo, dice l’autore dello studio, “la ‘siesta’ pomeridiana è un’abitudine che oggi viene considerata quasi un privilegio, a causa di una cultura che ci impone il lavoro ininterrotto dalle 9 alle 5 e un’intensa routine quotidiana. Tuttavia, la domanda vera che ci siamo posti è stata: si tratta solo di una consuetudine alla quale possiamo rinunciare senza danni o è anche utile?”. Lo scopo dello studio prospettico è stato quindi valutare l’effetto del sonno ‘di mezzogiorno’ sulla pressione sanguigna in pazienti ipertesi. L’indagine ha incluso 386 pazienti di mezza età (200 uomini e 186 donne, età media 61,4 anni) con ipertensione arteriosa. Le seguenti misurazioni sono state eseguite in tutti i pazienti: durata della siesta (in minuti), livelli di pressione sanguigna, abitudini di vita, indice di massa corporea, oltre a una completa valutazione ecocardiografica. Dopo aver preso in considerazione anche altri fattori che potrebbero influenzare i livelli di pressione – come età, sesso, abitudine al fumo, consumo di sale, alcol e caffè, esercizio fisico – i ricercatori hanno scoperto che chi fa il riposino ha valori di pressione sistolica media inferiori del 5% rispetto a chi non dorme dopo pranzo. Kallistratos commenta: “Anche se la riduzione media sembra bassa, va ricordato che con solo 2 mmHg in meno di pressione sistolica si riduce il rischio di eventi cardiovascolari fino al 10%”. Anche la durata del riposo influisce: più dura, meglio è, suggeriscono gli studiosi, che indicano in 60 minuti il valore di riferimento. “Abbiamo anche rilevato – conclude – che i pazienti ipertesi con la ‘siesta’ avevano poi bisogno di un minor numero di farmaci antipertensivi rispetto a quelli che non avevano riposato a mezzogiorno”.