Terremoto in Nepal: il restauro italiano a servizio del Paese asiatico

Nonostante in alcune aree del Nepal gran parte del patrimonio sia stata danneggiata, l’equipe italiana si e’ trovata di fronte una popolazione “assolutamente vitale”

In Nepal per salvare il patrimonio artistico colpito dal terremoto dello scorso 25 aprile e mettere al servizio del Paese asiatico tutta l’esperienza italiana nel recupero dei beni culturali. L’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr) ha risposto alla chiamata del ministro Dario Franceschini e ha raggiunto Kathmandu per una prima missione ‘esplorativa’.
Per circa dieci giorni, dal 2 al 10 luglio, una squadra di storici dell’arte, architetti e restauratori dell’Iscr e dell’Opificio delle Pietre dure ha visitato i siti danneggiati dal sisma, accompagnata dai tecnici del dipartimento per l’Archeologia nepalese e da rappresentanti dell’Unesco. L’equipe italiana si e’ trovata di fronte ai luoghi sacri per la popolazione nepalese, come il santuario buddista di Swayambhunath, il cosiddetto Tempio delle scimmie, o lo Shantipura, simbolo del cielo, un edificio a pianta rettangolare “gravemente danneggiato” dal terremoto che ha provocato il crollo delle decorazioni murarie interne risalenti al secolo scorso. Tra i siti visitati e colpiti dal sisma, anche Bhaktapur, nella valle di Kathmandu, scelto da Bernardo Bertolucci per alcune scene de ‘Il piccolo Buddha’.

LaPresse/Reuters
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Nonostante in alcune aree del Nepal gran parte del patrimonio sia stata danneggiata, l’equipe italiana si e’ trovata di fronte una popolazione “assolutamente vitale”. Sono gli stessi esperti a raccontare come “momento incancellabile del viaggio” un concerto di musica tradizionale “avvenuto in uno scenario di devastazione”, ma che ha trasmesso agli ospiti “l’anima di questo popolo pieno di risorse interiori”.
Gli esperti Iscr hanno osservato i danni al patrimonio e visitato i reperti recuperati dai restauratori locali, molti dei quali sistemati nei depositi del Museo nazionale. Poi, alla fine del viaggio, hanno proposto alle autorita’ locali di realizzare un centro di raccolta, catalogazione, messa in sicurezza e stoccaggio di alcune opere recuperate dagli edifici distrutti dal sisma, in particolare dal santuario buddista di Swayambhunath.
Una attivita’ che “si potrebbe avvalere delle esperienze fatte dall’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro e dall’Opificio delle pietre dure sia per il terremoto de L’Aquila, sia per quello dell’Emilia Romagna”.
Accanto alla catalogazione, l’idea dei tecnici italiani e’ anche quella di prestare le loro competenze per il restauro dei dipinti murari crollati e distaccati del tempio di Shantipura, uno dei santuari piu’ antichi e venerati del Nepal. Piu’ a lungo termine, infine, la collaborazione con le autorita’ nepalesi potrebbe portare al restauro tutto italiano di un intero edificio sacro. La scelta potrebbe cadere su un tempio dell’area monumentale di Patan Durbar Square o su un edificio del complesso di Swayambhunath.

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A “offrire le competenze del Mibact” per il recupero del patrimonio culturale danneggiato e’ stato lo stesso ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. “L’Italia- ha detto due giorni dopo il sisma del 25 aprile- dispone delle migliori professionalita’ sia per la gestione dell’emergenza che per il successivo recupero e restauro del patrimonio artistico e monumentale ed e’ per questo che, tramite il console generale del Nepal, abbiamo offerto tutta la nostra disponibilita’ a intervenire direttamente”.
Del resto, gli interventi sul patrimonio colpito da calamita’ naturali o durante eventi bellici sono nel dna dello stesso Istituto, nato nel 1939 e operativo dal ’42, quando l’Italia era in guerra. Tra le sue primissime attivita’, proprio il recupero dei beni danneggiati dal conflitto, in particolare dipinti murari ridotti in frammenti dai bombardamenti. Come gli affreschi del Mantegna alla Cappella Ovetari di Padova, o quelli della Cappella Mazzatosta, a Viterbo. Quindi, la primissima azione dell’Istituto e’ stata il recupero di opere danneggiate dalla guerra. Ed e’ lo stesso Istituto a intervenire sui siti distrutti dai terremoti.
Dal 1976 in Friuli a L’Aquila nel 2009, fino a quello dell’Emilia Romagna di tre anni fa. Oggi, invece, l’esperienza dell’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro e’ tutta al servizio del Nepal.