L’Università di Edimburgo ha messo a punto un modello 3d che potrebbe rivoluzionare l’approccio all’osservazione dell’ evoluzione delle masse tumorali: la simulazione, come in un film, ricostruisce l’avanzamento di un tumore, dal suo stadio primario a quello più avanzato
Modelli in 3D elaborati al computer per rivelare come piccoli movimenti di cellule siano in grado di trasformare rapidamente la composizione di un intero tumore. A elaborarli gli esperti dell’Università di Edimburgo, della Harvard University e della Johns Hopkins University, per uno studio pubblicato sulla rivista ‘Nature’. I modelli computerizzati servono a rafforzare gli studi di laboratorio svolti per capire come si evolvono e si diffondono i tumori, e perché i pazienti sono in grado o meno di rispondere alla terapia, o si verificano ricevute. I ricercatori hanno utilizzato algoritmi matematici per creare simulazioni tridimensionali di sviluppo tumorale.

Hanno studiato come il cancro inizia con una ‘cellula canaglia’ che si moltiplica fino a diventare una massa maligna, che contiene molti miliardi di cellule. I modelli prendono anche in considerazione le variazioni genetiche che rendono alcune cellule più adatte all’ambiente di un tumore rispetto ad altre. Gli esperti hanno dunque scoperto che il movimento e il ‘turnover’ delle cellule in un tumore permettono di far fiorire quelle che si adattano meglio all’ambiente canceroso. Una qualsiasi di queste può inserirsi in un tumore esistente, sostituendo rapidamente la massa originaria con nuove cellule. Questo aiuta a spiegare perché i tumori sono composti principalmente di un solo tipo di cellula, mentre il tessuto sano tende a essere costituito da una miscela di diverse cellule. Tuttavia, questo meccanismo non fa sì che le cellule si mescolino tutte all’interno del tumore. E questo può portare al fatto che parti del carcinoma diventino immuni ad alcuni farmaci, permettendo loro di resistere al trattamento chemioterapico. Secondo gli autori, dunque, terapie che colpiscano i piccoli movimenti delle cellule cancerose potrebbero contribuire a rallentare la progressione della malattia. Bartlomiej Waclaw dell’Università di Edimburgo, autore principale dello studio, spiega: “Il ‘computer modeling’ ci permette di acquisire una conoscenza diretta di come questa complessa malattia si sviluppa nel tempo, il tutto in tre dimensioni”.