Il web viene considerato luogo dell’informazione per eccellenza, libero da filtri e condizionamenti di ogni tipo
Gli italiani, e soprattutto gli under 30, si fidano più dei consigli che trovano sul web che del parere del medico in materia di alimentazione. Lo rivela una indagine Doxa-Aidepi: di fatto, anche se oltre la metà del campione afferma di non credere ciecamente a quello che legge online, per il 17% (36% tra i più giovani) le informazioni sul cibo che arrivano da web e social network sono Vangelo. Presentata ad Expo #OperazioneFalsiMiti, la prima campagna antibufale online varata da www.merendineitaliane.it e dal blog Ore17. Per scoprire e far scoprire che non è proprio vero che l’ananas brucia i grassi, che eliminando il glutine si dimagrisca, che gli agrumi prevengano il raffreddore o che saltando la merenda o la colazione si finisca per dimagrire e stare meglio in salute. Secondo la ricerca per 4 italiani su 10 internet e social media sono la seconda fonte d’informazione più attendibile su cibo e dintorni. Il parere del medico resta, anche se di poco (55%), la fonte più autorevole. Terzo posto per il generico e tutt’altro che qualificato “consiglio di un amico ed esperto” (25%). Che per loro conta comunque di più, in termini di autorevolezza, di quello che apprendono negli spazi dedicati a cibo e medicina dalla tv (22%) e dai giornali e riviste specializzati (22%). Una situazione abbastanza paradossale che però “degenera”, è proprio il caso di dirlo, quando analizziamo le risposte dei più giovani, gli under 30: per i cosiddetti Millennials (nati fra la metà degli anni Ottanta e il 2000) quello che leggono nei blog, su Facebook, su Twitter o Youtube conta di più (il 61% la pensa così) di quello che dicono i medici (la cui autorità è riconosciuta solo dal 52% del campione). Ma anche nella classe di età immediatamente successiva – i 30-49enni – si registra un incomprensibile testa a testa: 58% propende per medici e nutrizionisti, il 51% per la Rete e le sue informazioni non sempre verificate. La ricerca evidenzia, comunque, molta confusione su questi argomenti. E una grande distanza tra l’opinione generale e i comportamenti effettivi delle persone. Oltre il 50% degli italiani dichiara – in teoria – di non fidarsi di quello che legge su internet e di cercare sempre conferma dal mondo “off-line” (tv, giornali, medici ed esperti). Ma anche in questo caso esiste uno zoccolo duro (17%, che sale al 36% tra gli under 30 e al 24% nel Sud e nelle Isole) di creduloni del web, ai quali basta leggere una qualsiasi tesi su una pagina internet per crederci ciecamente, perché considerano il web luogo dell’informazione per eccellenza, libero da filtri e condizionamenti di ogni tipo. Prendendo in esame 9 bufale alimentari molto diffuse sul web e sottoponendole al giudizio del campione della ricerca, si ottiene un riscontro abbastanza chiaro dello scarso livello di conoscenza su questi temi. Le bufale alle quali gli italiani credono di più sono 4: gli agrumi servono a prevenire il raffreddore, i grassi fanno male e andrebbero eliminati dalla dieta, le merendine sono piene di additivi tossici come l’E330, mangiare ananas aiuta a bruciare grassi. Maggior equilibrio, invece si riscontra rispetto alle altre 5 bufale prese in esame, alle quali gli italiani dimostrano di credere meno: lo zucchero fa male e non va dato ai bambini (46%), i carboidrati fanno ingrassare (44%), eliminare il glutine aiuta a dimagrire (30%), il lievito fa male alla salute (27%), ogni tanto la merenda e la colazione andrebbero saltare per stare meglio in salute (12%). Tra le bufale online emergenti, due sono accomunate dalla falsa promessa di portare al dimagrimento. Infatti alcuni cominciano a scrivere, senza basi scientifiche (e qualcuno finisce per crederci) che saltando ogni tanto la colazione o la merenda si perde peso e ci si guadagna in salute. Stessa tesi motiva la scelta di parecchie persone – ovviamente senza un problema reale di sensibilità al glutine – che rinunciano a pane e pasta o scelgono le versioni gluten free, con l’illusione di riuscire così a perdere peso. Niente di più sbagliato, in entrambi i casi: gli esperti dicono che è vero, semmai, l’esatto contrario.
