“L’accordo di Parigi, per essere efficace, credibile, deve fare i conti non solo col Pianeta del 2015 ma anche con il Pianeta che vivremo tra 25 anni e con quello che vivranno i nostri figli”
”Quando parliamo di Parigi e dell’accordo da fare, ricordiamo si tratta di un’intesa che non riguarda solo la natura, le risorse, le fonti energetiche, le foreste da difendere: si tratta di un accordo che decide del destino degli uomini”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – nel corso del meeting internazionale ‘Giustizia ambientale e cambiamenti climatici’ – a proposito del vertice delle Nazioni Unite sul clima in programma a dicembre nella capitale francese. Per il ministro Galletti – che ricorda alcuni passaggi dell’Enciclica del Pontefice che in questo modo ci ha indicato ”la via etica da seguire” – bisogna ”entrare nel cuore del negoziato e leggerlo nella sua giusta dimensione etica e politica. Ci sono decine di Paesi che, date le condizioni di endemica poverta’, naturalmente inquinano pochissimo e subiscono per converso le piu’ gravi conseguenze dal surriscaldamento globale”. Infatti, prosegue Galletti, ”il vero nodo” della Conferenza di Parigi e’ ”quello sui finanziamenti ai Paesi poveri. Per un accordo alto e valido sono contemporaneamente necessari: una riduzione delle emissioni attuali; un programma di interventi per mettere in sicurezza le aree piu’ vulnerabili del Pianeta; risorse e tecnologie per consentire uno sviluppo sostenibile”. Poi non si puo’ fare a meno di guardare in prospettiva: ”L’accordo di Parigi, per essere efficace, credibile, deve fare i conti non solo col Pianeta del 2015 ma anche con il Pianeta che vivremo tra 25 anni e con quello che vivranno i nostri figli. L’intesa di Parigi dovra’ essere non solo uno strumento tecnico-diplomatico” ma ”dovra’ definire e finanziare un modello si sviluppo in cui la crescita della qualita’ di vita dell’umanita’, di tutta l’umanita’, con particolare attenzione per le aree piu’ svantaggiate e povere”.
