Le Nazioni Unite stanno lavorando a un piano per prolungare la loro azione di risposta all’ebola fino a metà del 2016
Le speranze di poter terminare con il 2015 la lotta e la risposta all’epidemia di Ebola sembrano ormai tramontate: le Nazioni Unite stanno infatti lavorando a un piano per prolungare la loro azione di risposta fino a meta’ del 2016, date le difficolta’ di Sierra Leone e Guinea a fronteggiare la ricomparsa di nuovi casi. L’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) e i suoi partner hanno comunicato ieri in un rapporto che la fase tre del loro piano di risposta dovrebbe continuare anche nel 2016. La Liberia, il Paese che ha pagato il prezzo piu’ alto in termini di morti, e’ riuscita a fermare il virus. In Guinea invece continuano a essere segnalati nuovi casi a quasi due anni ormai dall’inizio dell’epidemia, dato che fino all’11% dei contatti delle persone malate non riescono a essere ancora tracciati. ”Uno dei nuovi casi segnalati e’ rimasto sintomatico nella comunita’ per due settimane, e nonostante la visita a due cliniche della capitale, prima che fosse rilevato. Ci si sta sforzando di rafforzare la tracciabilita’ dei contatti, che continua a rimanere un problema”, rileva il rapporto dell’Oms. Anche la Sierra Leone ha difficolta’ a tracciare l’origine dei suoi casi. Il che fa passare piu’ tempo ai malati con altre persone, allargando cosi’ la possibilita’ di contagio. All’inizio del mese cinque nuovi casi sono stati segnalati nel Paese, ma ancora non si sa da dove e come sia partito il contagio. Margaret Chan, direttore dell’Oms, aveva detto al Consiglio di sicurezza Onu, lo scorso agosto, che l’epidemia sarebbe potuta terminare entro il 2015, ma al tempo stesso aveva messo in guardia dal sentirsi ormai al sicuro perche’ erano possibili nuovi contrattempi.
