“Febbre dello Stretto”: il mito di Scilla come metafora della patologia, in un video educativo ed educazionale promosso dall’AIFP (Associazione Italiana Febbri Periodiche). Un’appello dei medici e delle associazioni pazienti per imparare a conoscere la febbre mediterranea familiare, diagnosticarla e curarla correttamente
“La Febbri Periodiche autoinfiammatorie – afferma la Prof.ssa Romina Gallizzi, Unità Operativa Complessa di Genetica e Immunologia Pediatrica dell’Università degli Studi di Messina – sono condizioni molto rare e di recente descrizione e proprio per questo motivo un ritardo nella diagnosi è molto comune. Sono caratterizzate da episodi febbrili ricorrenti, che insorgono acutamente, di breve durata associati a dolori addominali, dolore toracico, interessamento articolare, manifestazioni cutanee tipo rash, mialgie, pericardite, afte orali, splenomegalia, meningite asettica. La cosa peculiare è che nell’intervallo tra un attacco e l’altro, i pazienti possono godere di buona salute. Sono malattie che non influenzano, se non nelle forme più gravi, la durata della vita ma sicuramente ne mettono a dura prova la qualità. E’ importante che queste malattie vengano riconosciute e che venga effettuata una diagnosi in tempi brevi per evitare l’insorgenza di eventuali complicanze tra cui quella più seria è l’amiloidosi.”

Per segnalare il forte legame tra la patologia ed il territorio, AIFP ha realizzato il video educativo e informativo “Scilla, il mito della Febbre Mediterranea Familiare”, realizzato con l’aiuto della compagnia artistica DOYOUDaDA e basato su un testo ideato dalla dott.ssa Micaela La Regina, Dirigente Medico presso la ASL n°5 di La Spezia. La sceneggiatura intreccia la patologia al mito della ninfa Scilla. Una genealogia fantastica viene immaginata, personificando le cause e le cure negli Dei dell’Olimpo. Scilla, la bellissima ninfa che si bagna nello stretto di Messina, subisce la vendetta della maga Circe e del dio Efesto. La figlia Melaina è il paziente zero. Ermes, impietosito dalle lacrime di Melaina, sacrifica il suo dito destro per alleviare i dolori della piccola. E infatti la radice da cui si estrae la colchicina, uno dei pochi trattamenti oggi disponibili per questa patologia, era chiamata dai greci proprio “dito di Ermes”.
Il video sarà presentato in anteprima in occasione di due eventi, realizzati da AIFP con il Patrocinio dell’Istituto Superiore della Sanità, che si terranno venerdì 4 settembre alle ore 19 presso il castello Ruffo di Scilla e sabato 5 settembre dalle 9 alle 13 presso l’Ordine dei Medici di Reggio Calabria, alla presenza delle istituzioni locali e con la partecipazione della comunità scientifica e della cittadinanza. “Da sempre sosteniamo l’importanza della comunicazione e della sensibilizzazione su questi temi di difficile impatto – afferma Domenica Taruscio, Direttore del Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità – e abbiamo scelto di essere al fianco di quest’importante iniziativa perché i bisogni che emergono da tali patologie diventino priorità per la Sanità pubblica in termini di ricerca e assistenza”.